
Ecco cosa vogliono cambiare della Costituzione di CATERINA SOTTILE -
L’idea di mettere le mani sulla Carta Costituzionale che ha determinato l’intero processo storico, politico, sociale ed economico del nostro difficile Paese procura una diffidenza sorda, una sorta di istinto materno per un doento legislativo che è di fatto la nostra identità, l’orma visibile di una lunga e faticosissima scalata su per la nostra storia contemporanea.
I cambiamenti in discussione riguardano alcuni punti fondamentali: la Devolution (ART. 117), l’introduzione di un Premier direttamente eletto dal popolo e con poteri simili a quelli dei Presidenti americani (Artt. 92-96), le modifiche sulle designazioni degli incarichi per la Corte Costituzionale (ART. 135). “Io sono conservatore in un Paese che non ha nulla da conservare”, diceva Leo Longanesi. E’ lo stesso bischeraccio che si permetteva di affermare: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano queste idee”. Certi impeti di innovazione hanno facce poco credibili, o forse, hanno moventi strumentali che sminuiscono la fatica con cui siamo arrivati fino a qui. Le modifiche più eclatanti su cui dovremo dire SI oppure NO il prossimo 25 Giugno riguardano la devolution: si prevede la riscrittura dell?articolo 117, comma 4: ?Spetta alle regioni la potestà legislativa esclusiva nelle seguenti materie:a.assistenza e organizzazione sanitaria;b.organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l´autonomia delle istituzioni scolastiche; c.definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione; d.polizia amministrativa regionale e locale; e. ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato?. (Art. 39 Riforma). Secondo il Comitato per il NO questa formulazione coinvolge materie relative a ?diritti fondamentali? come la salute, l?istruzione e la sicurezza. Per tali diritti le prestazioni garantite non possono essere diverse da regione a regione perché si violerebbe il principio di uguaglianza sancito dall?articolo 3 della Costituzione e dall?art. 117, secondo comma, lett. m) della Costituzione (determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale).La ?devolution? prevista dalla riforma smantella l?universalità dei diritti fondamentali, esaspera le disparità fra Nord e Sud, fra zone ricche e zone povere del Paese. Inoltre potrebbe avere influenza sulla situazione dei dipendenti pubblici dei settori interessati per i riflessi sulla legislazione del lavoro pubblico e per il rischio di una possibile messa in discussione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Contrariamente a quanto affermano i sostenitori di questa riforma si finisce in tal modo per ledere anche la Prima parte della Costituzione e il ripristino del c.d. interesse nazionale (artt. 14 e 41 Riforma) da essi sbandierato risulta del tutto ininfluente ai fini dell?uniformità dei diritti.Altro argomento centrale della riforma su cui dovremo esprimerci con il referendum é l’introduzione di una figura istituzionale estranea alla nostra cultura politica: il Primo ministro scelto direttamente dagli elettori (art. 30 Riforma) e sostanzialmente inamovibile.Il Primo ministro ?determina? (e non più ?dirige?) la politica generale del governo e ne è responsabile (Art. 33 Riforma), nomina e revoca i ministri, che secondo la Costituzione vigente sono nominati dal Capo dello Stato, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri (art. 92, Costituzione).La sfiducia al Premier comporterebbe lo scioglimento della Camera, salvo che in un caso molto improbabile: che un numero altissimo dei deputati della maggioranza, almeno 316, concordino sul nome del suo successore (per esempio nel caso dell?attuale maggioranza dell?Unione dovrebbe trattarsi di 316 dep. su 348). Analogamente la Camera viene sciolta se la mozione di sfiducia è respinta con il voto determinante di deputati dell?opposizione.Sempre secondo il Comitato per il NO si tratta di un Primo ministro che è stato definito ?assoluto? perché possiede poteri immensi quali non esistono in nessuno Stato democratico, né esiste la sfiducia costruttiva limitata alla sola maggioranza parlamentare. Questo premier avrebbe i poteri del Presidente degli U.S.A., del premier britannico e del cancelliere tedesco, ma non incontrerebbe nessuno dei limiti e dei contrappesi che rendono democratici quei sistemi. La figura del premier viene rafforzata a discapito delle prerogative del Presidente della Repubblica e della Camera dei deputati. Viene così a mancare la garanzia dell?esercizio equilibrato dei poteri.Più complesso e più difficile da spiegare ai non addetti ai lavori è il “lifting” radicale della Corte costituzionale: rimarrebbero i 15 giudici, ma cambiano gli equilibri all?interno di questa composizione.Oggi, a Costituzione vigente, i giudici sono scelti, per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature, ordinaria e amministrativa.Con la riforma il Presidente della Repubblica ne nominerebbe 4, così come le magistrature, mentre ben 7 sarebbero scelti dal Parlamento (3 dalla Camera e 4 dal Senato federale). Passano dunque da 5 a 7 i giudici di nomina parlamentare, con un conseguente aumento del tasso di politicizzazione della Corte. Piero Calamandrei pronunciò un discorso algi studenti di Milano, nel 1955 che forse vale la pena rileggere. –>La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l?impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l?indifferenza alla politica. È un po? una malattia dei giovani l?indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n?importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l?oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l?altro stava sul ponte e si accorgeva che c?era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino ipaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz?ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegiare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn?è mica mio!». Questo è l?indifferentismo alla politica.È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c?è, si vive in regime di libertà. C?è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l?aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent?anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell?Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c?è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sepere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane… E quando io leggo nell?art. 2: «l?adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell?art. 11: «L?Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini! O quando io leggo nell?art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour! O quando io leggo nell?art. 5: «La Repubbllica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo! O quando nell?art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l?ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi! E quando leggo nell?art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani… Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa cartra. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamenteo di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.( Caterina Sottile)

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Cos’è la tua?
Una forma di necrofilia?
Pensiamo al futuro e alla nostra libertà.
Mettiamo una pietra sopra quel periodo oscuro che chiamano “Resistenza”, quanti igobili delitti hanno commesso i partigiani, non per la libertà, ma per il loro potere.
Per fortuna, il tempo passa e non manca molto, saranno tutti morti, questi mafiosi.
e si… saranno tutti morti, ma anche noi, carissimo, non è che abbiamo molte scappatoie…meglio vivere in qualità che sperare nei danni altrui…che dici?