
Normalmente, per capire se un processo, scientifico, sociologico o culturale, ha possibilità di svilupparsi, se non è, altrimenti, un ?ramo secco?, lo si osserva con attenzione per un corso di tempo stipulato, ipotizzato, durante il quale il comportamento degli elementi che si analizzano, vengono identificati, nominati e, in qualche modo, formulati. È attraverso l?osservazione, dunque, che si raccolgono i dati che diranno, per documento, se il processo ha una sua potenziale rilevabile vitalità, e quindi è adottabile e interessante, o se, al contrario, è inutile e dannoso. Questo, detto in maniera molto allargata, è più o meno la sintesi metodologica adottata per capire le esigenze di una comunità. Funzione primaria, in un sistema cittadino, e questo gli urbanisti e i sociologi seri lo sanno molto bene, è la definizione identitaria della società che ha eletto i propri rappresentanti a decidere, si spera, per il benessere comunitario. Più o meno questa è la tendenza generale delle società avanzate. Ma come sempre, esistono paradossi ?invertebrati?. Succede che i ruoli di responsabilità decisionale vengono assegnati a personalità che, oltre la propria buona fede e la buona volontà (non sempre apparente) non godono di una formazione tale, di una navigata esperienza costruita al seguito di qualificate maestranze che abbiano potuto mostrare (insegnare) come maneggiare gli strumenti della decisionalità e,quindi, poter evitare quello che purtroppo avviene per consuetudine. È l?uso immortale di ?sorteggiare? la città con i tentativi egocentrici, o decisioni aggrappate alle sole valutazioni originate esclusivamente con le referenze del proprio soggettivo impianto di conoscenze. Per di più, questa tipologia sociale, non essendo abituata a delegare, molto spesso, giustifica le proprie decisionalità per mezzo del ritmo ciclico della scarsità di bilancio nelle casse comunali. Ora, se tutto si rimette al conto del tanto c?è, tanto posso comprare, tanto varrebbe eleggere contabili domestici o amministratori del ?brevi manu? che sicuramente saprebbero addizionare e sottrarre a dispetto di qualunque filosofia, scienza, o scienza della politica che si voglia indicare. Personalmente sono convinto che un buon contadino, di vecchio stampo, o un allevatore navigato, potrebbe sicuramente dare ottimo credito alla funzione assegnatagli. Così una programmazione culturale, almeno estiva, in una comunità come Larino diventa l?occasione per stare in compagnia, magiare i cavatelli, parlare di tartufi, (a Larino) girare in 500, discutere delle sorti del calcio italiano, rinunciando finanche alla minuta pubblicità che i quotidiani regionali, gratuitamente, promuovono sulle pagine dell?informazione: andare, vedere, conoscere, fare. Ecco come si struttura la qualità della vita, come si richiama un abbondante flusso turistico, o come, si ?alleva? una comunità sempre meno autoctona con immigrazioni limitrofe e culti etnici diventati ?popolarismi? privi di sentita partecipazione. e di spettacoli di intrattenimento, di discutibile qualità, per il tempo libero ( e qui è inutile fare comparazioni con altri centri, anche molisani, dove si accentrano personalità del Jazz o della letteratura o del teatro o dell?arte visiva di fortissimo richiamo nazionale). Purtroppo la cultura e la scienza del turismo sono altra cosa. La gente muore, non si riconosce più nella comunità che crede che aprendo uffici amministrativi dove poter investire ?conoscenze e raccomandazioni? e soffrendo a cicli annuali la perdita di questo o di quello storico impianto sociale, ospedale o tribunale, possa riscattare la propria qualità di vita che, ?intisichita? anno per anno tenda di raggiungere il primitivismo e l?isolamento. Allora si che gli antropologi e gli etnologi verranno a frotte a studiarci?. A P

Bouganville
La bouganville non vuole fiorire. Ha deciso di non voler essere se stessa. Pretende sia io a dirle come comportarsi; pretende da me che la faccia diventare quello che ?Lei? naturalmente dovrebbe essere. Pretende da me, sfidando la morte, che l?accudisca, la servi, le dia l?aspetto che dovrebbe esserle dato, l?aspetto di una bouganville, una bouganville, ma la mia bouganville è una bouganville e pretende da me che io le dia la sostanza di una pianta che i botanici contrassegnano con il nome di bouganville. Ma io non sono un botanico e se ?Lei? ha deciso che io lo debba diventare si sbaglia. E? meglio che ricominci a vivere senza attese pretenziose da parte mia. Thomas Buganville

Handke è stato, insieme a Wenders, tra i maggiori responsabili di una delle svolte più significative della cultura tedesca. Una svolta in cui uno stile asciutto coincide con un “fastidio” generoso nei confronti della realtà, con una percezione essenziale degli stimoli emotivi e con un sottofondo “oscuro” che produce angeli e mostri. In questa atmosfera si svolge anche la storia di Josef Bloch, ex portiere di qualche fama che si trova senza lavoro, vaga per Vienna, uccide senza motivo la ragazza con cui passa la notte e da allora comincia a sentirsi accerchiato, spiato, seguito, e naturalmente colpevole. Come la paura del portiere di fronte al calciatore pronto a tirare il calcio di rigore, quella di Bloch è una tensione spasmodica, un tentativo delirante di interpretare le mosse dell’avversario e di parare il colpo. Abile costruttore di atmosfere, Handke ci consegna un’opera con una formidabile suspense, con un senso agghiacciante e lungimirante delle sorti di una società da cui pare impossibile fuggire.Scritto nel 1970 – www.criticat.it

Sir Andrew Lloyd Webber vuole vendere il ritratto di Angel Fernandez de Soto di Picasso del 1903 per devolverne il ricavato in beneficenza.L’opera del periodo blu del maestro di Malaga andra’ all’asta da Sotheby’s a New York a novembre e potrebbe spuntare fino a 44 milioni di euro. La decisione del compositore britannico di vendere il dipinto e’ dovuta al grande fermento del mercato dell’arte che permettera’ di avere fondi consistenti da investire a sostegno del mondo dell’arte e della musica.

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