24 Set 2006 @ 1:03 AM 

È probabile che il senso della qualità possa mancare nel gusto e nella cognizione dei singoli cittadini, ma per dovere alla vita, prima ancora che per responsabilità dirigenziale, gli amministratori sorteggiati dalla volontà elettorale, hanno il dovere, se ne sono sprovvisti, di adoperarsi al meglio di se stessi per procurarsela. Questo è principio fondante al benessere della comunità. Non a caso lo slogan che accompagna e sosterrà, il carisma soggettivo posseduto per naturale esperienza e fortunata continuità ( da padre in figlio), l?On. Ruta nella campagna elettorale è: Eccellenza e Qualità. Le parole, i termini, la significazione, sono, per chi ne ha coscienza e conoscenza, strumenti di verità e di onore; senso strutturale dell?umanità e del divino, capaci di modellare, nel bene e nel male, le sorti collettive e la vita stessa dell?unico pianeta che abbiamo in dote. Non credo si debba ribadirlo, ma per precauzione è bene ri/dichiarare, come un grido di Munch, che ogni epoca traduce secondo i propri usi e costumi generazionali, ovvero, per sostanza universale, secondo la propria cultura, il tempo di vita e di appartenenza al luogo . Eccellenza e qualità definiscono il massimo grado cui ci si rivolge per condurre la vita comunitaria e collettiva. È, indubbiamente, un obiettivo vertice cui aspira la vita sociale e la connotazione generazionale oltre cui, figurativamente, in alto, molto in alto, si posiziona solo Dio o le divinità incontrate dalle fasce susseguenti della storia dell?umanità. L?impegno dell?on. Ruta è impegno forte e coraggioso. Il Molise è stanco. Abituato alla visione frontale nell?osservazione e nella deduzione degli eventi, privato dello sguardo planimetro e satellitare della storia, non riesce a contemplare la propria condizione, e la delicata questione dell?identità, con occhi da laboratorio e con spirito obiettivo, come scienza, ?per devozione?, richiede. Qui, la questione raggruppa vari modelli e intrecciati moduli, generalmente culturali, che hanno tracciato il segno storico; periodo del dopoguerra, periodo delle emigrazioni tra geografie europee e di Oltre Oceano, periodo della separazione dalla confinante Abruzzo, periodo dell?immigrazione dove intere flotte demografico/satellitari si sono spostate dai paesi confinanti verso i centri portanti del Molise e li hanno invasi. Il genere o lo stile di questi spostamenti appartiene, come dato di fatto, esclusivamente ad una grammatica sociologica del tipo ? qualunque cosa va, Dio provvede??. Certamente qualcuno ha dettato poi il senso della provvidenza che ne è scaturito anche, perché, la buona fede impiantata nel sangue della popolazione molisana, è uno dei pochi elementi che hanno unito le variegate dissimili caratteristiche di queste insolite forme di accumulo sociale. Così, questi insoliti ?villaggi sociali?, si sono evoluti crescendo in comunità portandosi al seguito tutto il corredo delle specifiche e originali identità di provenienza; ritualistiche devozionali, abitudini etno-popolari, suoni e significazioni nella struttura linguistico/dialettale e altro, che hanno reso, negli ultimi trent?anni, gli antichi centri canonici come Campobasso, Larino, Termoli, Isernia, Venafro ecc., nuovi centri di accoglienza trasformati successivamente, per processo naturale, in nuovo tessuto sociale che da autoctono e familiare, è divenuto, per spontanea conservazione anche nell? incoscio collettivo, in tessuto ?ibrido/meticciato?. Istruita, così, la nova tipologia sociale, plurietnica e antropologicamente mista, si è passati alla contemporaneità. Dalla discendenza per linea diretta, padri figli, queste organizzazioni spontanee hanno strutturato nuovi modelli comportamentali derivanti dalla commistione di vita comune tra ?cugini etnici? e popolazioni equivalenti. La mancanza di una chiara coscienza di questi fenomeni, la mancanza di una Università umanistica che avesse il compito e forse il dovere di delinearne i nuovi tipi e le avvenute tracce sociali, ha reso il territorio regionale inqualificabile e solo. Così, sulla scia di queste considerazioni, certamente arbitrarie e soggettive, rimane solo la coscienza culturale che estrae dalle sporadiche statistiche a gettito casuale, valori generalizzati che avrebbero il compito di identificarci e definirci nel nostro innovato vestito sociale; povertà sociale, emigrazioni dei cervelli, florida disoccupazione distribuita, perduto smalto ed efficienza dei lunghi e delle classi dirigenziali. In sintesi, il Molise, non sa chi è, non si conosce, ha perso la carta di identità e arranca nel buio alla ricerca di un ufficio ?celestiale? che gli possa certificare una classe e un genere di appartenenza. Ecco che eccellenza e qualità, significa ritorno a noi stessi, ripresa della programmazione intelligente, rimessa del pilota esperto alla conduzione della comunità, sicurezza nel futuro, perché chi progetta, chi prevede, chi conosce per esperienza e onestà gli obiettivi, costruisce nel presente già il valore dell?avvenire, e di conseguenza, costruisce comunità cariche di rispetto per se stesse, lucide e affratellate come era, forse, in precedenza il Molise. Certamente lo sarà ancora anche con un po? di accompagnamento da parte della divina provvidenza che il popolo abitualmente chiama buona fortuna?. E di fortuna, il Molise, ne ha certamente bisogno tanto, tanto tanto?..

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 24 Set 2006 @ 01:03 AM

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