08 Dic 2006 @ 8:47 PM 


Umberto Eco è un genio e come tutti i geni e gli artisti veri, vede nei frammenti della storia i sintomi informanti per le condizioni dell?avvenire. Qui sceglie un titolo per il suo libro, ? A passo di Gambero?, che però ci allontana dalle consuetudini misteriche cui ci aveva abituati con il ? Nome della rosa? e conseguenti romanzi, e più che crearci un? atmosfera di cronaca investigativa medioevale, ci scatena l?immagine di una rivista gastronomica; il gambero, buono e succulento, con le chele e il suo raffinato color rosso che si muove in retromarcia sul fondale marino. O altrimenti appare,in visone grandangolo, nella trasparenza esotica degli acquari posti per arredamento nei ristoranti a offerta di cucina del pescatore, con le chele, questa volta, opportunamente legate dai cuochi. Il contenuto del testo, scritto con un forma linguistica leggera e satirica, tipica del genio, e che congiunge al dramma cronologico dei fatti la nostra subliminata forma mentale ormai intrappolata dalle illusioni mistificatrici e faziose dettate quotidianamente dalla voce dei mass media, ci dovrebbe, invece, preoccupare, e anche molto. I viventi di adesso, restano ignari e ipnotizzati di fronte ad ogni evidente fenomeno istruttivo della nostra reale condizione storica, analizzata e ricucita sapientemente dalla visone significativa che delinea, dalla fine dello scorso millennio a oggi (sei anni, sette con il prossimo), la verifica drammatica dei ?passi all’indietro? della storia. Revival progettati da scelte del potere volute più per dare convenienza ad una élite di organizzazioni sociali, che per avvantaggiare la qualità e il progresso totalitario delle masse. L?11 settembre, le guerre in Afghanistan e in Iraq, l’instaurazione in Italia di un regime di populismo mediatico, il fantasma del ?pericolo Giallo?, la riapertura dell?ancestrale polemica antidarwiniana del XIX secolo, il nuovo l’antisemitismo, e il contenzioso tra Chiesa e Stato, sembrano costellazioni planetarie che ritornando per cicli negli stessi punti da cui erano partiti, riportino fantascientificamente la Storia, a riavvolgersi su se stessa, marciando a convolvolo, e velocemente, a passo di gambero. Il libro emette minimali tentativi di ripresa per arrestare, almeno un poco, questo moto retrogrado della storia o delle storie. Libro campana, insomma, che suona il messaggio di allarme sui nostri tempi. ?La storia dell?umanità, anziché procedere verso le magnifiche sorti e progressive di leopardiana memoria, sembra riavvolgersi all?indietro?. Sono tre le grandi riflessioni e argomentazioni. La prima è di carattere antropologico e muove dalla constatazione che, dopo la fine della Guerra Fredda, sono tornate le guerre ?calde?, guerreggiate in Kossovo, in Afghanistan e in Iraq. Sulla scia della lezione di Norberto Bobbio ovvero ? propugnare il dubbio e criticare innanzi tutto la propria parte e agire come un ?illuminista pessimista? , Eco accusa la ?mascherata ? del nostro tempo che coinvolge attori mistificatori e devastanti come la tv mercantile, il turismo di massa, Internet (con siti ludici, chat e giochi di ruolo), il telefonino pendulo all?orecchio, il navigatore satellitare, i supermercati e gli autogrill, tutto, alleato e in concorso, per ?sbatterci dentro? un grande circo addetto all?oblio carnavalesco per la dimenticanza della realtà. Politica e religione fanno da primi protagonisti nel cast dello spettacolo globale. La comunicazione ha poi infranto ogni nozione di confine, ?non esiste più la comunità nazionale, ma nemmeno la privacy individuale?. ?Oggi siamo un po? tutti vittime dell??insipiente del villaggio? mediatico, quella persona assolutamente normale che viene glorificata dalla sua apparizione sullo schermo. E l?utente vive la tecnologia come pura magia, gliene sfugge la comprensione scientifica: la scuola non gliela spiega e l?uomo di scienza nemmeno, perché non divulga il suo sapere (come fecero, invece, Einstein, Heisenberg, o Stephen Jay Gould)?. Segue una vibrante polemica contro il precedente ?regime? di Silvio Berlusconi, capo politico e proprietario di reti televisive, giornali e case editrici. Questa anomalia italiana ha generato quel ?populismo mediatico? che porta Berlusconi a fare importanti annunci di politica estera a Porta a Porta anziché in Parlamento. Nella terza parte dei saggi, Eco, osserva la politica internazionale e argomenta la sua tesi della storia ?a passo di gambero?; il ritorno del conflitto a seguito dell?11 settembre tra Islam e Cristianità, il riflusso di stile da Guerre sante e Crociate, il dibattito, di gusto risorgimentale tra Chiesa e stato laico, la difesa della razza italiana contrapposto alla diffusione allargante e scivolosa dell? antisemitismo popolare testimoniano, il movimento derogato dal gambero. Ma le pagine echiane lanciano anche la speranza, che questo orrore di mondo venga evitato contenendo i nostri consumi, astenendoci dalla violenza, riassaporando i desueti costumi del racconto orale e rallentando la freneticità che ci assale nel fare, agire, muoversi, senza riflessione, intrappolati in una sorta di automatismi di massa che si coinvolgono, come sfere da biliardo, l?una con l?altra cercando nell?affanno un traguardo inesistente. Da qui, mi preme aprire il caso del padre che tenta di autograticolarsi in diretta televisiva a dimostrazione di quanta sofferenza subiscono oggi, genitori estirpati della loro sanguinea discendenza filiale. L?esempio è il primo precedente, filosimpatico, alle tecniche della comunicazione. È la guerriglia sottile del mito. Un padre estrae una bottiglietta, color bianco, dalla tasca interna del giubbetto, con calma e dovizia si versa addosso, sui vestiti, non sul capo, il contenuto, dichiarando c, come una avvezzo commerciante di liquori, questa è benzina ( termine che rimanda alla conflittualità mondiale per l?energia), mentre suo figlio, diciottenne, oggetto della contesa mitica tra due etnie quella italiana e quella australiana, guarda meravigliato il suo gene creativo che sul modello bonzi , urla la sua vendetta agli occhi di milioni di spettatori televisivi. Fisognomicamente va notata una certa corrispondenza con un altro padre, quello del bambino di cinque anni ucciso da un criminale (padre anche lui) che ci ha sconvolti per l?impensabile disumanità dell?atto. Va collocata nella mente dello spettatore assorbitutto, anche la nuova figura dell?immagine femminile della mamma sonnambula assassina, e così vanno anche ricuciti le minuscole notizie dei drammi urbani, che avvengono ora qui ora la nelle regioni italiane. Effettivamente, in tutto questo minestrone narrativo, manca il capro espiatorio, manca, il referente da bruciare in piazza, manca l?oggetto carnevalesco con cui riferire la propria rabbiosa direzionalità di sfoco. Manca il pensiero applicato di René Girard, che ci dice, da buon caposcuola, che la legge universale del comportamento umano, descritta dai grandi romanzieri, è nel carattere mimetico (nel senso di imitativo) del desiderio. Noi imitiamo dagli altri i nostri desideri, le nostre opinioni, il nostro stile di vita. ?Chi imitiamo esattamente? Imitiamo le persone che stimiamo e rispettiamo, mentre contro-imitiamo le persone che disprezziamo, cioè cerchiamo di fare il contrario di ciò che fanno loro e sviluppiamo opinioni opposte. Quindi il nostro comportamento è sempre un’imitazione, perché è sempre in funzione dell’altro, nel bene come nel male. I tipici modelli che si presentano nella vita di un uomo sono per esempio i genitori, il miglior amico, il leader del gruppo, la persona amata, un politico, un cantante, una guida spirituale o anche la massa in generale. ?Perché imitamo gli altri? Il nostro desiderio è sempre suscitato dallo spettacolo del desiderio di un altro per il medesimo oggetto: la visione della felicità dell’altro suscita in noi (che ce ne rendiamo conto oppure no) il desiderio di fare come lui per ottenere la stessa felicità, o, ancora più intensamente, suscita in noi il desiderio di essere come lui. I desideri delle persone che stimiamo ci “contagiano”. Ma allora siamo burattini senza libertà? Assolutamente no. L’imitazione è la base della nostra capacità di apprendimento (si pensi ai bambini); senza di essa non sarebbe possibile la trasmissione della cultura, l’apprendimento del linguaggio, ecc.. L’uomo è ciò che è perché imita intensamente i suoi simili. Dal desiderio mimetico viene tutto il meglio e il peggio dell’essere umano. L’imitazione infatti non si deve intendere come processo passivo e depersonalizzante, ma come attività potentemente creativa. Duqneu i figli imitano i genitori, i genitori, i capi, i capi, il mercato, il mercato la moda, la moda, i figli, i figli Benjamin Malaussène di Daniel Pennac che per mestiere fa il capro espiatorio. Dunque siamo tutti capri espiatori della nostra mimica e della nostra storia. L?ironia è tutta divinità che ci resta per dono, cerchiamo di non perderla mai.

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 08 Dic 2006 @ 08:47 PM

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