
Giovanni Iacoviello – il segno e la materia elementi cardiaci di vita
Già in altre occasioni avevo scritto che gli artisti non muoiono mai; la loro stessa natura creativa li porta a vivere eternamente nelle opere e nel pensiero oltre ogni immaginabile confine biologico. Giovanni Iacoviello, vive attraverso la cardiaca pulsazione della sua ricerca artistica. Sfoga espressività per mezzo della raffinatezza del segno legato alla continuità notoria della maestranza, anche per mezzo della tenace metodologia classica, evocata, per naturale principio, al ritrovamento degli equilibri linguistici che, nell?artista Iacoviello, si manifestano concreti e maturi tra le intercessioni espressive della grafica della scultura e della didattica. Quest?ultima vale qui anche e oltre il senso della disciplina. Diventa, e me lo concedo per soggettiva stima, forma artistica a pieno merito, intesa come connessione nodale tra il pensiero introspettivo dell?artista, assorbito dall?ambito certosino del proprio atelier; dimensione vicino al luogo mentale della preghiera in cui gli elementi della conoscenza e dell?esperienza, del ricercatore, si raccolgono verso la trasmutazione dell?invisibile ?idiolettica? visione del mondo, in visibile opera d?arte, e l?uomo, in rapporto con i suoi allievi, capace di utilizzare lo stesso fantasmagorico principio dell?artista concentrato con tutte le sue forze intellettuali nell?isolamento del (e)laboratorio, per permettere il passaggio della conoscenza (da una parte) e dell?apprendimento ( dall?atra) sapendo, e qui la conoscenza, mantenere, ne senso proprio di reggere e regnare, la vivacità strutturale dei canali, attraverso cui avvengono i passaggi cognitivi, e le forme inventive, attraverso cui si concretizzano i volumi della consapevolezza trasmessa dall?arte e dalla qualità del suo uso tecnico e linguistico. Arte complessa e globale, ricercata e trasmessa come nel modello sapiente delle migliori condizioni epocali latine e italiane. Arte tradotta, dall?artista Giovanni Iacoviello, in contemporaneità, tra forme e segni, e soprattutto in modalità pedagogica della conoscenza e del sapere. Nelle opere, sia esse materiche che pedagogiche, si legge la leggerezza, nel senso terminologico di soffice, inteso anche come softwuare; capacità nell?uso degli strumenti, linguaggi e cultura materiale, tipica, appunto, dei maestri di bottega rinascimentale catalogatori di qualità e emissari della continuità ?filosofica del vissuto? (e qui verrebbe spontaneo, ma senza ingenuità, dire per analogia alla sapienza, la comparazione modernizzata con gli antichi maestri d?ascia veneziani). Sotto questo aspetto, l?artista diviene categoria storica che designa l’espressione di una vasta riflessione estetico-pedagogica che include alcune figure rappresentative e influenti del pensiero fluido contemporaneo come Bergson, Jacques Deridda, come gli oltre strutturalisti che avallano il concetto di “soggetto parlante” o di “soggetto in processo”, dove il linguaggio diventa sistema impersonale articolato con altri sistemi e in particolare modo con altri processi soggettivi. Concezione del linguaggio, questa, che nell?artista Giovanni Iacoviello, diventa, riassumendosi, concetto di “discorso”, idea del fare e della ricerca, equivalente, per modalità e simpatia della trasmissione, al discorso di vita racchiuso e manifestato allo stesso tempo dalle forma scultoree e dal segno grafico diventati , con il calco dell?esperienza applicata, espressione linguistica concreta atta ad essere considerata nel suo contesto sociale, perché ogni singola parola dialoga col suo contesto, sia linguistico che sociale, e assume un significato diverso a seconda di dove si trova. Ecco allora il contesto, la scuola, la città il paesaggio il pensiero, l?ambiente centro meridionale. Le percezioni quotidiane e le abitudini dell?artista, la qualità di base della propria formazione, il linguaggio dei maestri alla frequentazione delle lezioni all?accademia, i vari passaggi di vita, il polso dello scultore, la materia, la scelta per le molecole della pietra locale, la pietra di Lecce, morbida e resistente allo stesso tempo, come il carattere sociale contestuale. Materia che detta la forma, richiama a misura la forza dell?artista e implica il corpo carnale del movimento, calibrato per il ?togliere? mettendo a norma il giusto rapporto fra le grandezze, perfezionando il desiderio esperto verso la nascita delle forme, riproducenti natura, realtà, ma con il sottile soffio del movimento che caratterizza, sempre e in continuità, tutta l?opera e la ricerca di Iacoviello. La parola si fa gesto, il discorso forma. La scultura diventa amore per la sfera, si curva la linea come a voler tangere l?attimo sottile della cosmogonia astrale e l?incontro empatico tra individuo e individuo diventa tango. L?opera si trasforma in sostegno, propulsione verso l?umanità salubre, verso l?incontro sociale, la fede nel mondo, il desiderio di vivere e rinascere sulla superficie estratta dall?organicità della pietra o del marmo che appare, adesso, affabile, tenero e liscio. Diventa intima apparizione solare, luce riflessa e profusa attraverso le forme dei volti conosciuti e sentiti; sensuali modelli visivi che ci dicono il bello interiore riversato come un flutto marino, un?onda, che è poi il segno voluto e cercato da Giovanni Iacovitti. E dice, come poi, tutto è presente, sempre, nel corpo e nello spirito, in ogni tempo in ogni luogo e conserva gli atti avvenuti, l?aria e l?atmosfera delle opere nel pensiero che, comunque, qui, vive con noi educandoci sapientemente al discorso del bello tra parola e forma. E in questo silenzio, delle aule vuote, a volte, gli oggetti parlano e ci giudicano. Si sente, anche adesso, un leggero battito cardiaco che ci aiuta, come i maestri d?ascia sanno fare e dire, a capire meglio il nostro misto mondo cucito tra ombre e luci, o sogno e realtà, sia essa percettibile quanto immaginata. Giovanni Iacoviello Insegna?. (A.P.)

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