28 Giu 2007 @ 4:46 PM 


Frank Monaco aveva 90 anni e da qualche tempo era malato. E’ morto a Londra per un enfisema polmonare.
Monaco, molisano di origine, era nato a New York il 27 dicembre 1917 da genitori di origine molisana, di Cantalupo nel Sannio. E lui si è sempre sentito molisano. E il Molise e i molisani sono stati spesso protagonisti delle sue bellissime foto. Monaco parteciò alla seconda guerra mondiale ma a metà del 1944 fu congedato per una grave ferita riportata alla mano. Tornato in patria lavora in agenzie di pubblicità e frequenta corsi di arte e giornalismo all’Università di New York. Quindi nel 1950 si reca a Roma per approfondire i suoi studi e per la prima volta torna in Molise, a Cantalupo, nel paese di origine dei suoi genitori. Frank Monaco raccontava che proprio in Molise cominciò ad effettuare i primi scatti. Immagini bellissime che indussero alcuni artisti che frequentava in quel periodo, tra cui il pittore Afro, a spingerlo verso l’arte fotografica. Lo convinsero e per Frank Monaco iniziò una carriera artistica durata oltr emezzo secolo. Nel 1955 si trasferisce a Londra. Un paio di anni più tardi inizia le prime collaborazioni importanti, con riviste americane e con agenzie. Si lega in particolare all’agenzia “Rex Features”, con la quale ha lavorato fino a poco prima di morire. Gira il mondo e si appassiona dell’India, paese nel quale torna per ben 17 volte, dove tiene una mostra a Bombay. Stupende le foto che scatta nei suoi viaggi in India. Ama l’Italia e l’America ma decide di vivere a Londra, insieme alla moglie Lavinia. Le sue foto in questi decenni hanno fatto il giro del mondo, e non solo per le mostre tenute negli Stati Uniti, a Londra, in Estonia, in India e, naturalmente, in Italia. Ma perché compaiono in quasi 500 tra libri, giornali e riviste di tutto il Pianeta. La sua fama è grande, tanto che alcune sue foto sono esposte nella collezione permanente del Victoria & Albert Museum. Frank Monaco ha pubblicato diversi libri di foto, tra cui “The Women of Molise. An Italian Village”, edito nel 2000 a Londra, dedicato alle donne molisane. La sua regione di origine gli ha fatto un bellissimo omaggio organizzando tre mostre a Termoli, Campobasso e Isernia tra l’inverno del 2002 e l’estate del 2003. Da quelle mostre è venuto fuori un libro intitolato “Frank Monaco – Obiettivo sull’anima”, il catalogo, edito da Iannone, che raccoglie alcuni dei suoi capolavori esposti nelle tre principali città molisane. Toccante la sezione dedicata al Molise. A quelle mostre Frank ha voluto essere presente, ha voluto parlare con la gente, incontrare i molisani, raccontare la sua storia. Con la sua morte se ne va un pezzo importante della storia della fotografia del secolo scorso. E se ne va un grande molisano.

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 24 Giu 2007 @ 7:26 PM 


MAR DEL PLATA – Come tutti gli anni, in concomitanza con la celebrazione del Corpus Domini, a Mar del Plata si è svolta la tradizionale festa molisana che, esattamente come avviene a Campobasso, ripropone “I Misteri”.
Organizzata dall’Unione Regionale del Molise e dalla Parrocchia San Cayetano di Mar del Plata, la giornata è iniziata alla 16 con la solenne Messa celebrata da Padre Juan Pablo Cayrol cui ha partecipato tutta la comunità religiosa molisana, italiana e non. In seguito il Gruppo musicale degli Esploratori ha rappresentato l’opera “Don Bosco”.In processione hanno sfilato i gonfaloni delle associazioni molisane di Mar del Plata e della provincia di Campobasso, delle altre associazioni italiane, come il Centro Italiano Marplatense, il Centro Pugliese e l’Unione Regionale del Molise, e dei molisani di Tandil e Pinamar e del Circolo Calabrese di Tandil.
Subito dopo, si è svolta la processione con il Santissimo Sacramento lungo le vie del quartiere “San Cayetano” fino alla sede dell’Unione Regionale del Molise.
Speciale attenzione ha raccolto il gruppo di bambini travestiti da piccoli angeli. L’occasione è stata propizia anche per ricordare a tutti i molisani, e ai loro figli, la figura di Claudio Auciello, uno degli ideatori di questo evento. Infine, grandi protagonisti della giornata sono stati i fuochi d’artificio, autentica attrazione nella serata marplatese: quest’anno grande novità con i fuochi dei colori delle bandiere italiana, argentina e vaticana.
A conclusione, si è tenuta presso la sede dell’Unione Regionale del Molise una festa dell’accoglienza nel corso della quale i presenti hanno potuto gustare dolci tipici molisani e cioccolata e uno spettacolo offerto dal corpo di ballo e dal coro dell’Unione Regionale del Molise.
Tutta l’informazione della comunita molisana a Mar del Plata, tutti sabati dalle 13 alle 14 ore su FM CIUDAD, 99.1 anche via internet:
www.991fmciudad.com.ar
allestito dai giovani molisani della Collettivita Mafaldese e Molisana e
l’Unione Regionale del Molise
marcelocarrara@gmail.com (marcelo carrara-aise)

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 21 Giu 2007 @ 7:38 PM 


Margherita Hack una delle menti scientifiche più brillanti dell?Italia e del Mondo nonostante la veneranda età continua imperterrita a diffondere la conoscenza scientifica.

Nata a Firenze già ordinario di Astronomia all?Università di Trieste dal 1964 al 1987, è membro dell?Accademia dei Lincei. Nella sua lunga carriera ha collaborato con l’Università di Berkeley (California), l’Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey), l’Institut d’Astrophysique di Parigi (Francia), gli Osservatori di Utrecht e Groningen (Olanda), l’Università di Città del Messico è con l’Università di Ankara (Turchia). I suoi lavori più importanti vertono sulle stelle in rapida rotazione, chiamate stelle a emissione B, che emettono grandi quantità di materiale e a volte formano anelli o inviluppi stellari, e sulle stelle a inviluppo esteso. Ha contribuito in particolare allo studio delle stelle di tipo Be, caratterizzate da uno spettro continuo solcato di righe scure. Le sue recenti ricerche includono la spettroscopia, nel visibile e nell’ultravioletto, dei sistemi a stelle binarie, nei quali le due componenti sono così vicine da interagire, e delle stelle simbiotiche.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Le nebulose e gli universi-isole(1959), La radíoastronomia alla scoperta di un nuovo aspetto dell’Universo (1960), L’universo, Pianeti, stelle e galassie (1963), Esplorazioni radíoastronomíche (1964), L’universo violento della radioastronomia (1983), Corso di astronomia (1984), L’universo alle soglie del Duemila (1992), La galassia e le sue popolazioni (1992), Alla scoperta dei sistema solare (1993), Cosmogonie contemporanee (1994), Una vita tra le stelle (1995), L’amica delle stelle (1998).
Il trattato Stellar Spettroscopy, scritto a Berkeley, nel 1959, con Otto Struve (1897-1963) è considerato ancora un testo fondamentale. Attualmente dirige insieme a Corrado Lamberti il mensile astronomico: Le Stelle.
Nonostante i suoi numerosi impegni ha trovato il tempo di rispondere ad alcune domande in una intervista interamente dedicata alla cosmologia e ad alcuni fenomeni di grande attualità.
Osservare l’esplosione di una supernova quali nuove conoscenze può dare allo studio della cosmologia?
“L’esplosione di una supernova oltre a dare informazioni sulle cause fisiche dell’esplosione, nel caso si tratti di un particolare tipo di supernova detta di tipo ?Ia?, può servire per determinare la distanza della galassia in cui è esplosa. Questo perchè le supernove di questo tipo al massimo di splendore hanno tutte lo stesso splendore intrinseco e quindi misurando lo splendore apparente si può stabilire la distanza, uno dei tasselli fondamentali per la cosmologia”.
Come morirà il sole?
“Il Sole fra circa 5 miliardi di anni avrà esaurito il combustibile nucleare idrogeno; il nocciolo centrale composto di nuclei di elio comincerà a raffreddarsi e non sarà più in grado di opporsi alla forza di gravità. La stella comincerà a contrarsi e così il nocciolo si riscalderà per effetto della compressione a cui è sottoposto. Quando raggiungerà una temperatura di 100 milioni di gradi l’elio comincerà a trasformarsi in carbonio; l’energia prodotta sarà molto maggiore di quella prodotta dal bruciamento dell’elio, e il Sole dovrà espandere per poterla dissipare dalla sua superficie. Il suo raggio aumenterà di cieca 200 volte e lambirà l’orbita della terra. Sarà diventato una”gigante rossa” perchè la sua temperatura superficiale dai 6000 gradi attuali sarà scesa a causa dell’espansione a circa 3000 e apparirà di colore rossastro. Poi l’esteso e rarefatto inviluppo esterno andrà lentamente disperdendosi nello spazio e nel giro di miliardi di anni resterà il caldo a piccolo nocciolo centrale. Il Sole sarà diventato una “nana bianca” che non avendo altre fonti di energia andrà lentamente raffreddandosi”.
A marzo di quest’anno la Nasa ha lanciato una notizia sull’esistenza nei sistemi extrasolari di pianeti dotati di un sole doppio. Lei cosa ne pensa?
“E’ certamente possibile, lo indicano le osservazioni dei moti della stella doppia, però quei pianeti non potranno ospitare forme di vita perchè soggetti all’attrazione gravitazionale di due stelle che provocano orbite molto complesse e variazioni forti di temperatura”.
I cerchi nel grano sono davvero frutto di campi magnetici?
“Penso che i cerchi nel grano siano frutto di scherzi di burloni, qualcosa che non ha niente a che vedere con la scienza”.
Crede che davvero un giorno il nostro genere umano possa imbattersi in una galassia esterna alla nostra popolata da altri essere umani? Oppure l’enorme vastità dell’universo non permetterà mai un incontro simile?
“Certamente non potremo mai incontrare abitanti di pianeti di altre galassie. Le più vicine, satelliti della nostra sono le nubi di Magellano a più di 200000 anni luce da noi. Forse potremo scambiare messaggi radio con abitanti di pianeti extrasolari distanti qualche decina di anniluce”.
Quanto è importante per la ricerca aerospaziale che la Cina abbia lanciato il primo uomo nello spazio?

“E’ importante per la Cina che ha conoscenze scientifiche avanzate e che speriamo le usi per collaborare con Europa e America e non per fini non pacifici”. (di ROBERTO COLELLA)

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 10 Giu 2007 @ 4:13 PM 


?Nella umile bottega, fra metalli e fuoco, nel tormento creativo ideò i geniali ?Misteri? levando al cielo nell?azzurro infinito santi, madonne ed angeli?.
Così Campobasso ed il Molise intero ricordano il genio di Paolo Saverio Di Zinno, con una targa scolpita in quella via Sant?Antonio Abate che il 3 dicembre del 1718 dette i natali allo ?scultore d?arte sacra?. E così grazie al genio creativo dell?artista campobassano ed alla maestria dei fabbri ferrai, ancora oggi, a distanza di 250 anni, oggi si ripeterà, in tutto il suo fascino e spettacolarità, la magia dei ?Misteri? con i tredici ?quadri viventi? a sfilare per le strade di una città in festa. Santi, madonne, angeli e diavoli, saranno ancora una volta, assieme ad una folla entusiasta, emozionata e stupita, gli indiscussi protagonisti di un evento che ogni anno appassiona e coinvolge l?intera regione. Un autentico colossal di fede e di festa: 5 bande, 100 musicisti, 250 portatori, 77 figuranti, 13 ?ingegni? per 6.162 kg di legno, ferro, corpi e? cuore. In origine i cosiddetti quadri viventi fatti forgiare dal Di Zinno intorno al 1740 erano ventiquattro, sei per ognuna delle quattro confraternite della città che le avevano commissionate: quella di Santa Maria della Croce (Crociati), della Santissima Trinità (Trinitari), di Sant?Antonio Abate e di San Leonardo. Di queste, le macchine della confraternita di San Leonardo non superarono il collaudo, mentre quelle della confraternita dei Trinitari andarono distrutte nel terremoto del 1805 (la Trinità, il Corpo di Cristo, la Madonna del Rosario, San Lorenzo, Santo Stefano e Santa Maria della Croce). La processione (la prima risalirebbe al 1748) era composta dai soli sei ?misteri? della confraternita di Sant?Antonio Abate, ai quali si aggiungevano i sei ?ingegni? delle altre due confraternite che si alternavano un anno ciascuna. Solo dal 1959 ai dodici misteri superstiti, si è aggiunto un tredicesimo (la Sacra Famiglia) realizzato dai f.lli Tucci da un progetto originale del Di Zinno. E così, le macchine ?viventi? che rappresentano tredici episodi sacri e dogmi della fede, di nuovo ?stregheranno? la marea di persone che come sempre farà da cornice a quelle ?macchine viventi? che incuranti del caldo e della fatica, percorreranno le principali strade del capoluogo tra gli applausi convinti ed emozionati non solo dei campobassani, ma anche dei tantissimi molisani presenti, dei turisti e dei nostri corregionali tornati per l?occasione dall?estero o dalle altre regioni. Un evento ormai di fama nazionale, che ha avuto già due battesimi del ?fuoco? di grande risonanza: come non ricordare infatti i tre ?ingegni? testimoni nel ?90 ad Assisi dell?offerta dell?olio alla lampada votiva di San Francesco, o la suggestiva sfilata del 1999 in piazza San Pietro sotto lo sguardo e la benedizione del grande Papa Wojtyla, o più recentemente il mistero di Abramo testimonial d?eccezione per la tappa molisana della ?fiamma? olimpica. Una manifestazione straordinaria, che conserva intatto quel fascino mistico e misterioso che dal settecento si è tramandato sino ai nostri giorni. E come potrebbe essere altrimenti di fronte alla suggestività ed alla spettacolarità di Santi e Madonne, angeli e diavoli che avanzano sospesi tra cielo e terra, in una cornice di suoni e rumori, in un caleidoscopio di colori ed emozioni davvero unici per una magia che, anno dopo anno, appassiona, coinvolge e stupisce. Ci sono cose che voi umani?.. STEFANIA AMBROSIO -

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 10 Giu 2007 @ 4:10 PM 


Non c?è che dire, la tenacia dei costruttori di idee e di organizzazioni sociali del primo Novecento, è formidabile, come è stata formidabile tutta la scienza meccanicista e cartesiana che ha assolto onorevolmente al compito paterno di esprimere sicurezza del pensiero scientifico e culturale per buona parte della storia occidentale. Ma io, caro sign. De Gregorio, sono un seguace di Fritjof Capra e con lui condivido la condizione delle attuali coscienze sociali e scientifiche che ci vogliono come sistemi interattivi autogeneranti secondo il contesto e il pensiero ambientale. Lei ha scritto un primo articolo che mi vedeva protagonista della 51esima mostra Premio Termoli, con una visione della mia organizzazione che ledeva ogni possibile occasione dialettica e costruttiva, e sebbene io le risposi già allora, il servizio stampa del Comune di Termoli preferì ?abdicare? la risposta in virtù di una più elastica e giovanile maniera comunicativa: lasciò parlasse la qualità della manifestazione che è poi risultata eccellente all’opinione nazionale. Sembra, tuttavia, che nella sua simpatica percezione, sia io, descritto come sedicente critico, sia gli artisti, presentati dalla rosa dei critici invitati al convegno ?TrackerArt?, (i curatori di fatto), non le siano stati molto graditi. Non dovrebbe essere un problema di gusto, visto che il suo appetito artistico è di buona fattura dovuto anche alla sua posizione di pioniere del prestigioso Premio Termoli, ma la fedele conservatoria di un modello apparso alla coscienza comunitaria negli anni 60, come recita il generalizio criterio documentativo del catalogo di Carlo Fabrizio Carli (lui stesso partecipe del convegno nella rosa dei critici invitati, e che ha presentato un suo specifico artista per il 51 esimo Premio Termoli a lei tanto inviso), avrebbe dovuto, nel corso di questo cinquantennio, darle stimolo innovativo e di ?ricodificazione? ai nuovi linguaggi artistici e culturali avvenuti, per loro legittimo diritto esistenziale, coevi e intimi alla crescita e ai cambiamenti generazionali, nel susseguirsi nella linearità verticale e orizzontale dei sistemi sociali (quella che normalmente definiamo con il termine di esistenza). Forse è suo necessario desiderio mantenere tutto il cambiamento in forma di struttura “chiusa” contraddicendo il motto siciliano, nel cui l? autore di Pantelleria, fa invocare al nobile la formula in cui tutto deve cambiare per poter restare nella sua assoluta struttura conservativa e di continuità della dominanza nobiliare?. Purtroppo, per noi, la dominanza nobiliare, forse, aveva compreso già allora che le società cambiano, e che per sopravvivere bisogna adeguarsi con criterio e giudizio ai cambiamenti. In fin dei conti l?arte contemporanea ha in esclusiva, contrariamente alla storia dell?arte e all?arte museale, proprio questo compito; dare inizio ai sintomi linguistici che appaiono nella complessità delle reti sociali e culturali. L?arte contemporanea deve dare, per sua stessa entità esistenziale, i riferimenti concreti ai nuovi linguaggi e alla dovuta ricerca che gli artisti rimettono alla società che li adottano. Se questo non avviene, non è arte contemporanea, ma rassegna storica di arte avvenuta ( formula, a quanto sembra, inverosimilmente adottata negli ultimi anni da ogni sistema politico che va al governo della città). Come dire che si asserisce alle generazioni delle retroguardie il sigillo e forse anche l?araldica, della condizione super parte per sorreggere l?illusione utopica di restare eternamente nella loro funzione statuaria di nobile ed efficiente avanguardia. Questo simpatico motivo medievale, lei capisce, diverrebbe una catastrofe sociale se non definito nella coscienza comunitaria, e non è possibile, proprio per consapevolezza maturata dalla storia e per etica e per morale, mimetizzarla oltre ogni confine del buon senso. Per quanto riguarda poi, la deittica qualità che mi attribuisce, -sedicente critico-, le posso condividere la piacevolezza del suono che a persone di una certa età che dubitano dei propri sensi, appare come grafia semantica che richiama alla memoria la gioventù negli anni in cui si era adolescenti sedicenni e con questa convinzione, leggendola, nei suoi due articoli pubblicati, mi inserisco anch’io nei nostalgici che l?ammirano per aver risvegliato in loro il profumo estatico della gioventù tramontata. È piacevole dunque la sua strutturale poetica sign. Ennio De Gregorio che sicuramente ha volontà semantiche in sinonimia del falso, ma che nella sua eleganza discorsiva e di profonda perizia della scrittura, risulta, al contrario, piacevole e danzante. D?altronde non avrei nulla da temere visto che la mia laurea e le successive specializzazioni appartengono per esclusività nazionale, alla formazione specifica della critica sia essa d?arte, di teatro, della musica o del cinema, mentre altri, normalmente, sembrano provengano da Università che sfornano storici dell?arte, o filosofi, o architetti o a volte, nel peggiore dei casi, ragionieri e geometri, a volte qualche veterinario o periti industriali di illuminata sapienza. Quindi oltre la prestigiosa carriera che ho in attivo, non avrei nulla da temere visto che, sig. De Gregorio, sono tra i pochi a poter referenziare una formazione specifica nella critica che lo Stato Italiano mi riconosce per diritto. Sono convinto, pertanto, che lei non voglia sentirsi super parte allo Stato Italiano, e che le sue semantiche definizioni nei miei confronti siano solo un regionale uso opinionistico per poter noleggiare dal mondo delle idee superflue, dei suoni simpatici come canta la fonetica dell?aggettivo che a noi tutti, compresi gli antichi splendori di altre generazioni, piace tanto ascoltare e condividere nella solidarietà dell?ironia Comune. Un caro saluto da Antonio PICARIELLO.

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 07 Giu 2007 @ 3:01 PM 

Caro Danilo Leva,

se queste sono le tue premesse per fare il Partito Democratico, andiamo proprio bene!

Una quarantina di anni fa c?era un giovane studioso italiano che veniva considerato ?l?enfant prodige? dell?archeologia. Dopo quarant?anni nell?ambiente si dice che quello studioso sia rimasto semplicemente ?enfant?.

Le cosiddette scuole di partito, che lo scomparso Partito Comunista aveva mutuato dalla didattica dell?altra grande scomparsa Azione Cattolica, hanno avuto il grande merito di insegnare a costruire l?architettura del linguaggio.

Purtroppo, però, molti giovani frequentatori di quelle scuole hanno interrotto gli studi e degli insegnamenti sono rimasti solo slogans privi di contenuti.

La circostanza si nota quando si mette a paragone l?attività politica di un vecchio compagno con quella di una nuova leva (… mai il tuo nome fu più appropriato…).

Ho la soddisfazione di ricordare i comizi di Giulio Tedeschi perché era capace con una frase di farti capire il contenuto di un discorso carico di significati. Soprattutto era capace di farti capire che dietro quella frase vi era una complessa analisi della società capitalista che egli criticava senza nascondersi dietro il vuoto fraseggio che in genere caratterizza quelli che hanno interrotto, come te, gli studi politici.

Io, da apocalittico convinto, sono certo che quando scenderà il Cristo Giudicatore a separare i buoni dai cattivi, a voi politici non chiederà se avete rubato o se avete fornicato, ma si preoccuperà di accertare se avete studiato.

Secondo me molti di voi verranno privati della Luce Eterna per aver interrotto gli studi.

Ho provato tre volte a leggere quello che hai scritto commentando il voto di Isernia e non ci ho capito nulla. Soprattutto non ho capito cosa vorresti fare, cosa avresti voluto fare e cosa farai.

Forse quando sarò al cospetto del Padreterno mi affiderò alla benevola intermediazione della Madonna per cercare di giustificare la mia ignoranza e sono certo che la Madre di Dio a mia difesa farà leggere al Cristo Giudicatore la tua analisi del voto e mi assolverà.

Spero che la tua analisi politica sia un modo per distrarlo dall?esame degli altri peccati.

Franco Valente

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