
?Nella umile bottega, fra metalli e fuoco, nel tormento creativo ideò i geniali ?Misteri? levando al cielo nell?azzurro infinito santi, madonne ed angeli?.
Così Campobasso ed il Molise intero ricordano il genio di Paolo Saverio Di Zinno, con una targa scolpita in quella via Sant?Antonio Abate che il 3 dicembre del 1718 dette i natali allo ?scultore d?arte sacra?. E così grazie al genio creativo dell?artista campobassano ed alla maestria dei fabbri ferrai, ancora oggi, a distanza di 250 anni, oggi si ripeterà, in tutto il suo fascino e spettacolarità, la magia dei ?Misteri? con i tredici ?quadri viventi? a sfilare per le strade di una città in festa. Santi, madonne, angeli e diavoli, saranno ancora una volta, assieme ad una folla entusiasta, emozionata e stupita, gli indiscussi protagonisti di un evento che ogni anno appassiona e coinvolge l?intera regione. Un autentico colossal di fede e di festa: 5 bande, 100 musicisti, 250 portatori, 77 figuranti, 13 ?ingegni? per 6.162 kg di legno, ferro, corpi e? cuore. In origine i cosiddetti quadri viventi fatti forgiare dal Di Zinno intorno al 1740 erano ventiquattro, sei per ognuna delle quattro confraternite della città che le avevano commissionate: quella di Santa Maria della Croce (Crociati), della Santissima Trinità (Trinitari), di Sant?Antonio Abate e di San Leonardo. Di queste, le macchine della confraternita di San Leonardo non superarono il collaudo, mentre quelle della confraternita dei Trinitari andarono distrutte nel terremoto del 1805 (la Trinità, il Corpo di Cristo, la Madonna del Rosario, San Lorenzo, Santo Stefano e Santa Maria della Croce). La processione (la prima risalirebbe al 1748) era composta dai soli sei ?misteri? della confraternita di Sant?Antonio Abate, ai quali si aggiungevano i sei ?ingegni? delle altre due confraternite che si alternavano un anno ciascuna. Solo dal 1959 ai dodici misteri superstiti, si è aggiunto un tredicesimo (la Sacra Famiglia) realizzato dai f.lli Tucci da un progetto originale del Di Zinno. E così, le macchine ?viventi? che rappresentano tredici episodi sacri e dogmi della fede, di nuovo ?stregheranno? la marea di persone che come sempre farà da cornice a quelle ?macchine viventi? che incuranti del caldo e della fatica, percorreranno le principali strade del capoluogo tra gli applausi convinti ed emozionati non solo dei campobassani, ma anche dei tantissimi molisani presenti, dei turisti e dei nostri corregionali tornati per l?occasione dall?estero o dalle altre regioni. Un evento ormai di fama nazionale, che ha avuto già due battesimi del ?fuoco? di grande risonanza: come non ricordare infatti i tre ?ingegni? testimoni nel ?90 ad Assisi dell?offerta dell?olio alla lampada votiva di San Francesco, o la suggestiva sfilata del 1999 in piazza San Pietro sotto lo sguardo e la benedizione del grande Papa Wojtyla, o più recentemente il mistero di Abramo testimonial d?eccezione per la tappa molisana della ?fiamma? olimpica. Una manifestazione straordinaria, che conserva intatto quel fascino mistico e misterioso che dal settecento si è tramandato sino ai nostri giorni. E come potrebbe essere altrimenti di fronte alla suggestività ed alla spettacolarità di Santi e Madonne, angeli e diavoli che avanzano sospesi tra cielo e terra, in una cornice di suoni e rumori, in un caleidoscopio di colori ed emozioni davvero unici per una magia che, anno dopo anno, appassiona, coinvolge e stupisce. Ci sono cose che voi umani?.. STEFANIA AMBROSIO -

Non c?è che dire, la tenacia dei costruttori di idee e di organizzazioni sociali del primo Novecento, è formidabile, come è stata formidabile tutta la scienza meccanicista e cartesiana che ha assolto onorevolmente al compito paterno di esprimere sicurezza del pensiero scientifico e culturale per buona parte della storia occidentale. Ma io, caro sign. De Gregorio, sono un seguace di Fritjof Capra e con lui condivido la condizione delle attuali coscienze sociali e scientifiche che ci vogliono come sistemi interattivi autogeneranti secondo il contesto e il pensiero ambientale. Lei ha scritto un primo articolo che mi vedeva protagonista della 51esima mostra Premio Termoli, con una visione della mia organizzazione che ledeva ogni possibile occasione dialettica e costruttiva, e sebbene io le risposi già allora, il servizio stampa del Comune di Termoli preferì ?abdicare? la risposta in virtù di una più elastica e giovanile maniera comunicativa: lasciò parlasse la qualità della manifestazione che è poi risultata eccellente all’opinione nazionale. Sembra, tuttavia, che nella sua simpatica percezione, sia io, descritto come sedicente critico, sia gli artisti, presentati dalla rosa dei critici invitati al convegno ?TrackerArt?, (i curatori di fatto), non le siano stati molto graditi. Non dovrebbe essere un problema di gusto, visto che il suo appetito artistico è di buona fattura dovuto anche alla sua posizione di pioniere del prestigioso Premio Termoli, ma la fedele conservatoria di un modello apparso alla coscienza comunitaria negli anni 60, come recita il generalizio criterio documentativo del catalogo di Carlo Fabrizio Carli (lui stesso partecipe del convegno nella rosa dei critici invitati, e che ha presentato un suo specifico artista per il 51 esimo Premio Termoli a lei tanto inviso), avrebbe dovuto, nel corso di questo cinquantennio, darle stimolo innovativo e di ?ricodificazione? ai nuovi linguaggi artistici e culturali avvenuti, per loro legittimo diritto esistenziale, coevi e intimi alla crescita e ai cambiamenti generazionali, nel susseguirsi nella linearità verticale e orizzontale dei sistemi sociali (quella che normalmente definiamo con il termine di esistenza). Forse è suo necessario desiderio mantenere tutto il cambiamento in forma di struttura “chiusa” contraddicendo il motto siciliano, nel cui l? autore di Pantelleria, fa invocare al nobile la formula in cui tutto deve cambiare per poter restare nella sua assoluta struttura conservativa e di continuità della dominanza nobiliare?. Purtroppo, per noi, la dominanza nobiliare, forse, aveva compreso già allora che le società cambiano, e che per sopravvivere bisogna adeguarsi con criterio e giudizio ai cambiamenti. In fin dei conti l?arte contemporanea ha in esclusiva, contrariamente alla storia dell?arte e all?arte museale, proprio questo compito; dare inizio ai sintomi linguistici che appaiono nella complessità delle reti sociali e culturali. L?arte contemporanea deve dare, per sua stessa entità esistenziale, i riferimenti concreti ai nuovi linguaggi e alla dovuta ricerca che gli artisti rimettono alla società che li adottano. Se questo non avviene, non è arte contemporanea, ma rassegna storica di arte avvenuta ( formula, a quanto sembra, inverosimilmente adottata negli ultimi anni da ogni sistema politico che va al governo della città). Come dire che si asserisce alle generazioni delle retroguardie il sigillo e forse anche l?araldica, della condizione super parte per sorreggere l?illusione utopica di restare eternamente nella loro funzione statuaria di nobile ed efficiente avanguardia. Questo simpatico motivo medievale, lei capisce, diverrebbe una catastrofe sociale se non definito nella coscienza comunitaria, e non è possibile, proprio per consapevolezza maturata dalla storia e per etica e per morale, mimetizzarla oltre ogni confine del buon senso. Per quanto riguarda poi, la deittica qualità che mi attribuisce, -sedicente critico-, le posso condividere la piacevolezza del suono che a persone di una certa età che dubitano dei propri sensi, appare come grafia semantica che richiama alla memoria la gioventù negli anni in cui si era adolescenti sedicenni e con questa convinzione, leggendola, nei suoi due articoli pubblicati, mi inserisco anch’io nei nostalgici che l?ammirano per aver risvegliato in loro il profumo estatico della gioventù tramontata. È piacevole dunque la sua strutturale poetica sign. Ennio De Gregorio che sicuramente ha volontà semantiche in sinonimia del falso, ma che nella sua eleganza discorsiva e di profonda perizia della scrittura, risulta, al contrario, piacevole e danzante. D?altronde non avrei nulla da temere visto che la mia laurea e le successive specializzazioni appartengono per esclusività nazionale, alla formazione specifica della critica sia essa d?arte, di teatro, della musica o del cinema, mentre altri, normalmente, sembrano provengano da Università che sfornano storici dell?arte, o filosofi, o architetti o a volte, nel peggiore dei casi, ragionieri e geometri, a volte qualche veterinario o periti industriali di illuminata sapienza. Quindi oltre la prestigiosa carriera che ho in attivo, non avrei nulla da temere visto che, sig. De Gregorio, sono tra i pochi a poter referenziare una formazione specifica nella critica che lo Stato Italiano mi riconosce per diritto. Sono convinto, pertanto, che lei non voglia sentirsi super parte allo Stato Italiano, e che le sue semantiche definizioni nei miei confronti siano solo un regionale uso opinionistico per poter noleggiare dal mondo delle idee superflue, dei suoni simpatici come canta la fonetica dell?aggettivo che a noi tutti, compresi gli antichi splendori di altre generazioni, piace tanto ascoltare e condividere nella solidarietà dell?ironia Comune. Un caro saluto da Antonio PICARIELLO.

Categorie
Tag Cloud
Blog (RSS)
Commenti (RSS)
Successivi 50 articoli
Indietro
Void « Template standard
Vita
Terra
Vento
Acqua
Fuoco
Leggero 