29 Lug 2007 @ 11:34 AM 

Lei col demonio ci combatte quotidianamente. Qual è il più grande successo di Satana?
      AMORTH: Riuscire a far credere di non esistere. E ci è quasi riuscito. Anche all’interno della Chiesa. Abbiamo un clero e un episcopato che non credono più nel demonio, negli esorcismi, nei mali straordinari che il diavolo può dare, e nemmeno nel potere che Gesù ha concesso di scacciare i demoni.
      Da tre secoli la Chiesa latina – al contrario della Chiesa ortodossa e di varie confessioni protestanti – ha quasi del tutto abbandonato il ministero esorcistico. Non praticando più esorcismi, non studiandoli più e non avendoli mai visti, il clero non ci crede più. E non crede più nemmeno al diavolo. Abbiamo interi episcopati contrari agli esorcismi. Ci sono nazioni completamente prive di esorcisti, come la Germania, l’Austria, la Svizzera, la Spagna e il Portogallo. Una carenza spaventosa.
      Non ha nominato la Francia. Lì la situazione è differente?
      AMORTH: C’è un libro scritto dal più noto esorcista francese, Isidoro Froc, dal titolo: Gli esorcisti, chi sono e cosa fanno. Il volume, tradotto in italiano dall’editrice Piemme, è stato scritto per incarico della Conferenza episcopale francese. In tutto il libro non si dice mai che gli esorcisti, in certi casi, fanno esorcismi. E l’autore ha più volte dichiarato alla televisione francese di non avere mai fatto esorcismi e che mai li farà. Su un centinaio di esorcisti francesi, solo cinque credono al demonio e fanno gli esorcismi, tutti gli altri mandano chi si rivolge a loro dagli psichiatri.
      E i vescovi sono le prime vittime di questa situazione della Chiesa cattolica, da cui sta scomparendo la credenza nell’esistenza del demonio. Prima che uscisse questo nuovo Rituale, l’episcopato tedesco ha scritto una lettera al cardinale Ratzinger in cui affermava che non occorreva un nuovo Rituale, perché non si dovevano più fare gli esorcismi.
      È compito dei vescovi nominare gli esorcisti?
      AMORTH: Sì. Quando un sacerdote viene nominato vescovo, si trova di fronte ad un articolo del Codice di diritto canonico che gli dà l’autorità assoluta per nominare degli esorcisti. A qualsiasi vescovo il minimo che si può chiedere è che abbia almeno assistito a un esorcismo, dato che deve prendere una decisione così importante. Purtroppo, non accade quasi mai. Ma se un vescovo si trova di fronte a una seria richiesta di esorcismo – che cioè non viene fatta da uno svitato – e non provvede, commette peccato mortale. Ed è responsabile di tutte le terribili sofferenze di quella persona, che a volte durano anni o una vita, e che avrebbe potuto impedire.

      Sta dicendo che la maggior parte dei vescovi della Chiesa cattolica è in peccato mortale?
      AMORTH: Quando ero ragazzino il mio vecchio parroco mi insegnava che i sacramenti sono otto: l’ottavo è l’ignoranza. E l’ottavo sacramento ne salva più degli altri sette sommati assieme. Per compiere peccato mortale occorre una materia grave ma anche la piena avvertenza e il deliberato consenso. Questa omissione di aiuto da parte di molti vescovi è materia grave. Ma questi vescovi sono ignoranti: non c’è dunque deliberato consenso e piena avvertenza.
      Ma la fede rimane intatta, cioè rimane una fede cattolica, se uno non crede nell’esistenza di Satana?
      AMORTH: No. Le racconto un episodio. Quando incontrai per la prima volta don Pellegrino Ernetti, un celebre esorcista che ha esercitato per quarant’anni a Venezia, gli dissi: «Se potessi parlare con il Papa gli direi che incontro troppi vescovi che non credono nel demonio». Il pomeriggio seguente padre Ernetti è tornato da me per riferirmi che il mattino era stato ricevuto da Giovanni Paolo II. «Santità», gli aveva detto, «c’è un esorcista qui a Roma, padre Amorth, che se venisse da lei le direbbe che conosce troppi vescovi che non credono nel demonio». Il Papa gli ha risposto, secco: «Chi non crede nel demonio non crede nel Vangelo». Ecco la risposta che ha dato lui e che io ripeto.
      Mi faccia capire: la conseguenza è che molti vescovi e molti preti non sarebbero cattolici?
      AMORTH: Diciamo che non credono a una verità evangelica. Quindi semmai li taccerei di propagare un’eresia. Però intendiamoci: uno è formalmente eretico se viene accusato di qualcosa e se persiste nell’errore. Ma nessuno, oggi, per la situazione che c’è nella Chiesa, accusa un vescovo di non credere nel diavolo, nelle possessioni demoniache e di non nominare esorcisti perché non ci crede. Eppure potrei farle tantissimi nomi di vescovi e cardinali che appena nominati in una diocesi hanno tolto a tutti gli esorcisti la facoltà di esercitare. Oppure di vescovi che sostengono apertamente: «Io non ci credo. Sono cose del passato». Perché? Purtroppo perché c’è stata l’influenza perniciosissima di certi biblisti, e potrei farle molti nomi illustri. Noi che tocchiamo ogni giorno con mano il mondo dell’aldilà, sappiamo che ha messo lo zampino in tante riforme liturgiche.
      Per esempio?
      AMORTH: Il Concilio Vaticano II aveva chiesto di rivedere alcuni testi. Disobbedendo a quel comando, si è voluto invece rifarli completamente. Senza pensare che si potevano anche peggiorare le cose anziché migliorarle. E tanti riti sono stati peggiorati per questa mania di voler buttare via tutto quello che c’era nel passato e rifare tutto daccapo, come se la Chiesa fino ad oggi ci avesse sempre imbrogliato e ingannato, e solo adesso fosse finalmente arrivato il tempo dei grandi geni, dei superteologi, dei superbiblisti, dei superliturgisti che sanno dare alla Chiesa le cose giuste. Una menzogna: l’ultimo Concilio aveva semplicemente chiesto di rivederli quei testi, non di distruggerli.
      Il Rituale esorcistico, per esempio: andava corretto, non rifatto. C’erano preghiere che hanno dodici secoli di esperienza. Prima di cancellare preghiere così antiche e che per secoli si sono dimostrate efficaci, bisognerebbe pensarci a lungo. E invece no. Tutti noi esorcisti, utilizzando per prova le preghiere del nuovo Rituale ad interim, abbiamo sperimentato che sono assolutamente inefficaci.
      Ma anche il rito del battesimo dei bambini è stato peggiorato. È stato stravolto, fin quasi ad eliminare l’esorcismo contro Satana, che ha sempre avuto enorme importanza per la Chiesa, tanto che veniva chiamato l’esorcismo minore. Contro quel nuovo rito ha protestato pubblicamente anche Paolo VI. È stato peggiorato il rito del nuovo benedizionale. Ho letto minuziosamente tutte le sue 1200 pagine. Ebbene, è stato puntigliosamente tolto ogni riferimento al fatto che il Signore ci deve proteggere da Satana, che gli angeli ci proteggono dall’assalto del demonio. Hanno tolto tutte le preghiere che c’erano per la benedizione delle case e delle scuole. Tutto andava benedetto e protetto, ma oggi la protezione dal demonio non esiste più. Non esistono più difese e neppure preghiere contro di lui. Lo stesso Gesù ci aveva insegnato una preghiera di liberazione, nel Padre nostro: «Liberaci dal Maligno. Liberaci dalla persona di Satana». In italiano è stata tradotta in modo erroneo, e adesso si prega dicendo: «Liberaci dal male». Si parla di un male generico, di cui in fondo non si sa l’origine: invece il male contro cui nostro Signore Gesù Cristo ci aveva insegnato a combattere è una persona concreta: è Satana.
      Lei ha un osservatorio privilegiato: ha la sensazione che il satanismo si stia diffondendo?
      AMORTH: Sì. Tantissimo. Quando cala la fede aumenta la superstizione. Se uso il linguaggio biblico, dico che si abbandona Dio e ci si dà all’idolatria, se uso un linguaggio moderno, dico che si abbandona Dio per darsi all’occultismo. Lo spaventoso calo della fede in tutta l’Europa cattolica fa sì che la gente si getti tra le mani di maghi e cartomanti, mentre prosperano le sette sataniche. Il culto del demonio viene reclamizzato a masse intere attraverso il rock satanico di personaggi come Marilyn Manson, e viene dato l’assalto anche ai bambini: giornali a fumetti insegnano la magia e il satanismo.
      Diffusissime le sedute spiritiche, in cui si evocano morti per averne risposte. Ora si insegna a fare sedute spiritiche con il computer, con il telefono, con il televisore, con il registratore ma soprattutto con la scrittura automatica. Non c’è più nemmeno bisogno del medium: è uno spiritismo “fai da te”. Secondo i sondaggi, il 37 per cento degli studenti ha fatto almeno una volta il gioco del cartellone o del bicchierino, che è una vera seduta spiritica. In una scuola in cui mi avevano invitato a parlare, i ragazzi hanno detto che la facevano durante l’ora di religione sotto gli occhi compiaciuti dell’insegnante.
      E funzionano?
      AMORTH: Non esiste distinzione tra magia bianca e magia nera. Quando la magia funziona, è sempre opera del demonio. Tutte le forme di occultismo, come questo grande ricorso verso le religioni d’Oriente, con le loro suggestioni esoteriche, sono porte aperte per il demonio. E il diavolo entra. Subito.
      Io non ho esitato a dire immediatamente, nel caso della suora uccisa a Chiavenna e in quello di Erika e Omar, i due ragazzi di Novi Ligure, che c’era stato un intervento diretto del demonio perché quei ragazzi erano dediti al satanismo. Proseguendo l’indagine la polizia ha poi scoperto, in entrambi i casi, che questi ragazzi seguivano Satana, avevano libri satanici.
      Su cosa fa leva il demonio per sedurre l’uomo?
      AMORTH: Ha una strategia monotona. Glielo ho detto, e lui lo riconosce… Fa credere che l’inferno non c’è, che il peccato non esiste ma è solo un’esperienza in più da fare. Concupiscenza, successo e potere sono le tre grandi passioni su cui Satana insiste.
      Quanti casi di possessione demoniaca ha incontrato?
      AMORTH: Dopo i primi cento ho smesso di contarli.
      Cento? Ma sono tantissimi. Lei nei suoi libri dice che i casi di possessione sono rari.
      AMORTH: E lo sono davvero. Molti esorcisti hanno incontrato solo casi di mali diabolici. Ma io ho ereditato la “clientela” di un esorcista famoso come padre Candido, e quindi i casi che lui non aveva ancora risolto. Inoltre, gli altri esorcisti mandano da me i casi più resistenti.
      Il caso più difficile che ha incontrato?
      AMORTH: Ce l’ho “in cura” adesso, e da due anni. È la stessa ragazza che è stata benedetta – non è stato un vero esorcismo – dal Papa a ottobre in Vaticano e che ha creato scalpore sui giornali. È colpita 24 ore su 24, con tormenti indicibili. I medici e gli psichiatri non riuscivano a capirci nulla. È pienamente lucida e intelligentissima. Un caso davvero doloroso.
      Come si cade vittime del demonio?
      AMORTH: Si può incappare nei mali straordinari inviati dal demonio per quattro motivi. O perché questo costituisce un bene per la persona (è il caso di molti santi), o per la persistenza nel peccato in modo irreversibile, o per un maleficio che qualcuno lancia per mezzo del demonio, o quando ci si dedica a pratiche di occultismo.
      Durante l’esorcismo di posseduti, che tipo di fenomeni si manifestano?
      AMORTH: Ricordo un contadino analfabeta che durante l’esorcismo mi parlava solo in inglese, e io avevo bisogno di un interprete. C’è chi mostra una forza sovrumana, chi si solleva completamente da terra e varie persone non riescono a tenerlo seduto sulla poltrona. Ma è solo per il contesto in cui si svolgono, che parliamo di presenza demoniaca.
      A lei il demonio non ha mai fatto del male?
      AMORTH: Quando il cardinale Poletti mi chiese di fare l’esorcista io mi raccomandai alla Madonna: «Avvolgimi nel tuo manto e io sarò sicurissimo». Di minacce il demonio me ne ha fatte tante, ma non mi ha mai fatto nessun danno.
      Lei non ha mai paura del demonio?
      AMORTH: Io paura di quella bestia? È lui che deve avere paura di me: io opero in nome del Signore del mondo. E lui è solo la scimmia di Dio.
      Padre Amorth, il satanismo si diffonde sempre di più. Il nuovo Rituale rende difficile fare esorcismi. Agli esorcisti si impedisce di partecipare a una udienza con il Papa a piazza San Pietro. Mi dica sinceramente: cosa sta accadendo?
      AMORTH: Il fumo di Satana entra dappertutto. Dappertutto! Forse siamo stati esclusi dall’udienza del Papa perché avevano paura che tanti esorcisti riuscissero a cacciare via le legioni di demoni che si sono insediate in Vaticano.
      Sta scherzando, vero?
      AMORTH: Può sembrare una battuta, ma io credo che non lo sia. Non ho nessun dubbio che il demonio tenti soprattutto i vertici della Chiesa, come tenta tutti i vertici, quelli politici e quelli industriali.
      Sta dicendo che anche qui, come in ogni guerra, Satana vuole conquistare i generali avversari?
      AMORTH: È una strategia vincente. Si tenta sempre di attuarla. Soprattutto quando le difese dell’avversario sono deboli. E anche Satana ci prova. Ma grazie al cielo c’è lo Spirito Santo che regge la Chiesa: «Le porte dell’inferno non prevarranno». Nonostante le defezioni. E nonostante i tradimenti. Che non devono meravigliare. Il primo traditore fu uno degli apostoli più vicini a Gesù: Giuda Iscariota. Però nonostante questo la Chiesa continua nel suo cammino. È tenuta in piedi dallo Spirito Santo e quindi tutte le lotte di Satana possono avere solo dei risultati parziali. Certo, il demonio può vincere delle battaglie. Anche importanti. Ma mai la guerra.

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 29 Lug 2007 @ 11:34 AM

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 28 Lug 2007 @ 2:31 PM 


FABIO POGGIALI

                
Nato a Roma, da genitori romani. Da adolescente si dedica intensamente allo sport ed alla carriera di calciatore fino a divenire il capitano della squadra primavera del Frosinone. Si diploma all’istituto tecnico "Eugenio Pertini" di Roma ed inizia la carriera artistica prendendo parte, come protagonista, a svariati spot pubblicitari.
A vent’anni frequenta la scuola "Teatro-Azione", l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica "Silvio D’Amico" e contemporaneamente si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma "La Sapienza" dove si è laureato, nel 1995, Dottore in Discipline dello Spettacolo con il Prof. Luciano Mariti.
   Nel 1987 debutta in teatro con la compagnia "Ivana Monti-Andrea Giordana" in "Fiore di cactus" di Barillet-Gredy, nel ruolo di Igor, con la regìa di Giorgio Albertazzi.
   Nel 1988, oltre alla ripresa di "Fiore di cactus", prende parte a "Al pappagallo verde" di Arthur Schnitzler, nel ruolo di Albin, ed a "Filosoficamente" di Eduardo De Filippo, nel ruolo di Arturo Sallustio, con la regìa di Carlo Merlo. Sempre nel 1988 partecipa a Taormina a "Una festa per il teatro" per RAIUNO, con Gigi Proietti e Ombretta Colli e la regìa di Ennio Coltorti.
   Nel 1989 e 1990 conduce per RAI 1 il notiziario per i giovani "Novità Big" con Didi Leoni.
   Nel 1991per il Teatro Eliseo è al fianco di Rossella Falk in "Vortice" di Noel Coward, nel ruolo del protagonista Nicky, con la regìa di Mino Bellei.
   Nel 1992 per il Teatro Eliseo è il protagonista Michel nei "Parenti Terribili" di Jean Cocteau, con Rossella Falk e la regìa di Giancarlo Cobelli. Lo stesso anno è coprotagonista per la RAI del film-tv "Contro ogni volontà", con Elena Sofia Ricci e la regìa di Pino Passalacqua.
      

 

   Nel 1993 per il "Bicentenario goldoniano" recita nel ruolo di Anzoletto ne "Le massere" di Carlo Goldoni, prodotto dal Teatro Stabile del Veneto, con la regìa di Gianfranco De Bosio. Lo stesso anno per il cinema prende parte al film "Ambrogio", con Francesca Antonelli e con la regìa di Wilma Labate. Il film viene selezionato per il Festival Nice di New York dal 2 al 10 dicembre 1993.
   Nel 1994 per il teatro Eliseo, a fianco di Rossella Falk, è impegnato nel ruolo del protagonista Chris Flanders nella ripresa de "Il treno del latte non si ferma più qui" di Tennessee Williams, con la regìa di Teodoro Cassano.
Sempre nel 1994 per il Teatro Eliseo, in prima mondiale a Roma, è nel ruolo di Pierre, protagonista di "Boomerang" di Bernard Da Costa, con Rossella Falk e la regìa di Teodoro Cassano. Lo spettacolo, dopo una fortunata tourneé in Italia, viene presentato al Theatre Princess Grace di Montecarlo, di fronte alla famiglia Casiraghi.
Nell’estate del 1994 a Pesaro è, nel ruolo del titolo, "Glauco" di Ercole Luigi Morselli, con Mariangela D’Abbraccio e la regìa di Arnaldo Ninchi.

 
    
          Nel 1995 è impegnato nella ripresa di "Boomerang" di Da Costa a fianco di Rossella Falk e, sempre per il Teatro Eliseo, è il protagonista, nel ruolo di Adriano, di "Anima nera" di Giuseppe Patroni Griffi, con la regìa di Rossella Falk.
Nell’estate del 1995 per il Festival di Urbino è, nel ruolo del titolo, "Aminta" di Torquato Tasso, in coregìa con Matteo Giardini.
   Nel 1996 è Romeo in "Romeo e Giulietta" di W. Shakespeare, con la regìa di Franco Ricordi.
Lo stesso anno, organizzato dall’Istituto Polacco di Roma, tiene un recital di poesie di Wislawa Szymborska, Premio Nobel per la poesia, in occasione della pubblicazione del suo libro "Gente sul ponte".
Sempre nel 1996 è impegnato, per la RAI, nel ruolo del protagonista Adriano, nella ripresa televisiva di "Anima nera" di Giuseppe Patroni Griffi, dalla regìa teatrale di Rossella Falk.
   Lo stesso anno pubblica, per Carte Segrete, il primo libro uscito in Italia dedicato alla più importante compagnia teatrale italiana dal dopoguerra ad oggi intitolato – "Sulle orme della Compagnia dei Giovani"-, con prefazione di Luigi Squarzina, adottato dal Dipartimento Spettacolo dell’Università "La Sapienza" di Roma.
   Nel 1997, per la RAI, partecipa al serial televisivo "Avvocati" con la regia di Giorgio Ferrara.
Sempre nel 1997 pubblica, per Diagonale, la sua prima raccolta di poesie "Oltre il sipario", con la prefazione di Giorgio Albertazzi. Il libro, segnalato al Premio Montale 1997, è dedicato alla memoria del fratello Maurizio, Capitano dell’Aeronautica Militare e poeta, deceduto, l’8-8-97, a trentadue anni, nell’incidente aereo sui Monti Lepini provocato da imperizia altrui.
Nel 1997 e 1998 è il protagonista, nel ruolo del titolo, di "Lorenzaccio" di Alfred De Musset, con la regia di Maurizio Scaparro.
                 

   Nel 1998 cura, per Diagonale, i due volumi che raccolgono gli scritti del fratello Maurizio: "Lune d’inverno", poesie e racconti brevi, con prefazione di Maria Luisa Spaziani; e "Top-Gun – Con valore verso le stelle", biografia dell’ufficiale dell’Aeronautica Militare Cap. Maurizio Poggiali, navigatore di Tornado, istruttore sperimentatore di sistemi avionici.
   Nel 1998, al Festival di Taormina è il protagonista maschile Michele della versione teatrale del romanzo "Gli Indifferenti" di Alberto Moravia e Luigi Squarzina, con la regia di Marco Parodi.
   Nel mese di novembre 1998, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università "La Sapienza" di Roma, tiene un seminario sulla "Compagnia dei Giovani" per gli studenti di Storia del Teatro.
Nel 1999 partecipa, come guest star, al serial televisivo "Un posto al sole".
   Iscritto alla SIAE e all’IMAIE come autore, collabora con riviste specializzate: "Sipario", "Hystrio" , Primafila e vari quotidiani.
Nel 2000 realizza, per "Vogue", un’ intervista a Dario Fo mettendolo a confronto con l’artista polacco Tadeusz Kantor. Lo stesso anno scrive il dramma teatrale "Con la mano sul cappello" con il quale vince il premio "Oddone Cappellino" indetto dal Festival delle Colline Torinesi e dal Teatro Stabile di Torino e risulta 2° classificato al Premio Luigi Pirandello. Una mise en space del testo viene realizzata, nel 2001, per le rassegne "Enzimi" a Roma, "Vetrine d’autore" al Teatro Alfieri di Torino e viene poi allestito, nel 2004, presso il Festival UAI di Reggio Emilia.
Nel 2000 esce l’ edizione del volume – "Sulle orme della Compagnia dei Giovani"-, con prefazione di Luigi Squarzina, edito da Bulzoni, presentato a Roma presso l’ETI, con la presenza di Rossella Falk, Renzo Tian, Luciano Mariti e adottato presso vari DAMS di Università italiane.
             

  Nel 2001, in collaborazione con la Regione Lazio, il Teatro Eliseo, il Comune di Roma ed il Ministero dei Beni culturali, nel ventennale della morte di Giorgio De Lullo, l’Associazione Maurizio Poggiali organizza, per la prima volta in Italia, il “Convegno nazionale sulla compagnia dei Giovani” , presso il Teatro Eliseo di Roma, alla presenza, tra gli altri, di Rossella Falk, Giuseppe Patroni Griffi, Pierluigi Pizzi, Luciano Mariti, Masolino D’Amico.
Lo stesso anno, in occasione della rassegna teatrale "Lo specchio di Narciso: la figura maschile tra mito e contemporaneità", con il Patrocinio del Comune di Roma è interprete del monologo "Narciso" di Antonia Brancati, a cura di Maddalena Fallucchi.
Dalla stagione 2001 è il protagonista maschile, a fianco di Simona Mastroianni, de "Le notti bianche" di F.Dostoevskij, di cui cura anche l’adattamento teatrale dal racconto, con la regia di Rossella Falk.
Nel 2003 partecipa, come attore alla fiction RAI “Don Matteo 4” con Terence Hill e la regia di Giulio Base.
Lo stesso anno pubblica il volume “Rossella Falk la regina del teatro” , Bulzoni editore, presentato prima a Roma presso il Teatro Eliseo, con la presenza, tra gli altri, di Rossella Falk, Gianni Letta, Vincenzo Monaci e successivamente, nel mese di maggio, presso la Fiera del libro di Torino, con Roberto Alonge. Il volume è il primo libro uscito in Italia dedicato ad una delle più grandi attrici del nostro tempo.
  Nel 2003, lo spettacolo teatrale "Le notti bianche" di F.Dostoevskij viene selezionato per rappresentare il nostro Paese nella manifestazione “L’Italia per San Pietroburgo”, organizzata dal Ministero Affari Esteri, dal Ministero Beni culturali, dalla Presidenza Consiglio dei Ministri e dal Consolato Generale d’Italia a San Pietroburgo, in occasione delle celebrazioni del 300° anniversario della nascita della città di S.Pietroburgo, in Russia.
Lo spettacolo va in scena a San Pietroburgo il 16 giugno 2003, al Teatro Statale “Molodezhnyj” sulla Fontanka, con grande successo di pubblico.

   Il 17 giugno 2003, a San Pietroburgo, presso la sala del Consolato Generale d’Italia viene proiettato il film-documentario RAISAT, da lui realizzato, "La compagnia dei Giovani" sulla storica “Compagnia dei Giovani” con filmati ed interviste a Rossella Falk, Anna Maria Guarnieri, Renzo Tian, Giuseppe Patroni Griffi, Pier Luigi Pizzi, Renzo Tian e materiale di repertorio con Romolo Valli e Giorgio De Lullo.
Nel 2004 è nel cast del film RAI “Il grande Torino", con la regia di Claudio Bonivento e pubblica il volume “Notti bianche”, Bulzoni editore, adattamento teatrale dal racconto di Fedor Dostoevski.
Nel 2004, in occasione dell’allestimento dello spettacolo "Le notti bianche" , regia di Rossella Falk al teatro Valle di Roma, organizzati dall’ ETI, Ente teatrale italiano, tiene un ciclo di incontri e lezioni sul teatro agli studenti di vari istituti romani tra cui i licei Archimede, Azzarita, Seneca.
Sempre nel 2004, dopo aver ripreso lo spettacolo di teatro civile di cui è autore, interprete e regista “Missione 933 rispondete…” il testo teatrale diventa un libro, presentato alla Fiera del libro di Torino e al Teatro Argentina di Roma, con la presenza di Giorgio Albertazzi, Marco Taradash, Athos De Luca, Ilaria Capitani e la Rai: “Missione 933 rispondete” In nome di mio fratello, Gaffi editore, con la prefazione del Sindaco di Roma Walter Veltroni.
Nel 2004 il cortometraggio "In nome del capitano Poggiali" di cui è autore e regista viene presentato, fuori concorso, per Venice Screenings, alla 61° Mostra internazionale del Cinema di Venezia.
La città di Roma, oggi, ricorda il fratello ufficiale con un "Largo Maurizio Poggiali" ed una “Scuola elementare Maurizio Poggiali” di centinaia di bambini, inaugurate entrambe dal Sindaco di Roma Walter Veltroni che lo paragona al pilota e poeta francese Antoine Saint Exupery, l’autore del "Piccolo Principe".
Nel 2005, a Scilla, in Calabria è interprete di "Glauco" di Morselli, interpretando il ruolo del titolo con partner femminile Vanessa Gravina.
Nel 2005 è nel cast della serie RAI "Orgoglio 3" , con la regia di Vincenzo Verdecchi e Giorgio Serafini . Lo stesso anno pubblica, per Bulzoni, il volume "- "Giorgio Albertazzi, L’ultimo imperatore"- che presenta a Roma in Campidoglio, con la presenza della Rai e di varie personalità tra le quali l’Assessore alla cultura del Comune di Roma On. Gianni Borgna, Giorgio Albertazzi, Tullio Kezich, Maurizio Scaparro, Oliviero Beha e nel mese di maggio a Torino presso la Fiera del libro, con i docenti Gigi Livio e Roberto Alonge. Il volume è il primo libro su colui che viene considerato il più grande attore italiano ed una delle personalità più significative del XXI secolo.
Nel 2007 è impegnato nella ripresa dello spettacolo teatrale "Le notti bianche" di F.Dostoevskij, con la promozione dei suoi ultimi libri, in recital di poesie in varie città d’Italia, nonché nell’ideazione di nuovi progetti teatrali e cinematografici.
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NEWS

Ha appena ultimato, come autore e regista, in collaborazione con Rai-teche, il documentario “Storia di un astronauta”; sull’astronauta italiano Umberto Guidoni, che, nel 1996, ha partecipato alla missione a bordo dello shuttle Columbia e, nel 2001, è stato il primo astronauta europeo a raggiungere la Stazione spaziale internazionale, con la missione multinazionale STS100, partita dal Kennedy Space Center in Florida.

Ha presentato, a maggio 2007, presso la Fiera del libro di Torino, la nuova edizione, per la prestigiosa collana "Biblioteca teatrale" edita da Bulzoni, del volume – "Sulle orme della Compagnia dei Giovani"-, con prefazione di Luigi Squarzina. Sono intervenuti, oltre all’autore: Rossella Falk, Roberto Alonge, Mauro Avogadro.

Sta realizzando un documentario sul fratello capitano A.M. Maurizio Poggiali, in occasione del decennale della morte (1997-2007) e dell’emissione di un francobollo alla sua figura.

Come autore e regista ha in preparazione un film da lui scritto e diretto.

In allestimento lo spettacolo teatrale "Il matrimonio" tratto dalle opere di Anton Cechov, da lui scritto e diretto, che sarà in scena nella stagione 2007-2008 ed in anteprima il 18 agosto presso il Festival di Mezza Estate a Tagliacozzo (L’Aquila). ****************************************************************************************************************************************************************
TEATRO

2007 "Il matrimonio" da A. Checov, regia di Fabio Poggiali, ruolo A. Checov (protagonista)
2005-7 “Le notti bianche” da F. Dostoevskij, regia di R.Falk, ruolo Il Sognatore (protagonista)
2004-5 “Missione 933 rispondete…” di F.Poggiali, regia di F.Poggiali (monologo)
2004 “Glauco” di E.Morselli, regia di A.Ninchi, ruolo Glauco (protagonista)
2001 "Narciso" di A.Brancati, regia di M.Fallucchi, ruolo Narciso (protagonista)
2000-2 “Le notti bianche” di F. Dostoevskij, regia di R.Falk, ruolo Il Sognatore (protagonista)
1999 “Gli Indifferenti” di A.Moravia, regia di M.Parodi, ruolo Michele (protagonista)
1998 “Lorenzaccio” di A. De Musset, regia di M. Scaparro, ruolo Lorenzaccio (protagonista)
1996 “Anima nera” di G.Patroni Griffi, regia di R.Falk, ruolo Adriano (protagonista)
1995 “Romeo e Giulietta” di W.Shakespeare, regia di F.Ricordi, ruolo Romeo (protagonista)
1995 “Aminta” di T.Tasso, coregia di M.Giardini/F.Poggiali, ruolo Aminta (protagonista)
1994 “Boomerang” di B.Da Costa, regia di T.Cassano, ruolo Pierre (protagonista)
1994 “Glauco” di E.Morselli, regia di A.Ninchi, ruolo Glauco, (protagonista)
1993 “Il treno del latte…” di T.Williams, regia di T.Cassano, ruolo Chris (protagonista)
1993 “Le massere” di C.Goldoni, regia di G.De Bosio, ruolo Anzoletto (protagonista)
1992 “Parenti Terribili” di J.Cocteau, regia di G.Cobelli, ruolo Michel (protagonista)
1991 “Vortice” di N.Coward, regia di M.Bellei, ruolo Nicki (protagonista)
1989 “Fiore di cactus” di Barillet-Gredy, regia di G.Albertazzi, ruolo Igor (attor giovane)

FICTION E CINEMA

2005 “Orgoglio 3” (RAI) regia di V. Verdecchi- G.Serafini, (partecipazione)
2004 “Il grande Torino” (RAI) regia di C. Bonivento, (partecipazione)
2003 “Don Matteo 4” (RAI), regia di G. Base, (guest star)
2002 “In nome del cap. Poggiali” (corto), regia di F. Poggiali (attore, autore e regista)
2001 “La compagnia dei Giovani” di e con F.Poggiali (documentario RAISAT)
1999 “Un posto al sole” (RAI ), regia di G. Muccino (guest star)
1998 “Avvocati” (RAI), regia di G.Ferrara (partecipazione)
1996 “Anima nera” (RAI Palcoscenico), regia di R.Falk (protagonista)
1994 “Ambrogio” (cinema), regia di W.Labate (coprotagonista)
1992 “Contro ogni volontà” (RAI) P.Passalacqua (coprotagonista)

RADIO RAI
2006 " Damasco" , Radio 3, letture di "Alice nel paese delle meraviglie"," Odissea", "Kant" " Don Chischotte".
2006 "Il nome della rosa", dal romanzo di Umberto Eco, regia di Guido Venetucci (partecipazione)
2000 "Gli Indifferenti", dal romanzo di Alberto Moravia, regia di Marco Parodi (protagonista)
1999 "Così è la vita" (sceneggiato) di Biagio Proietti, regia di Biagio Proietti, (protagonista)
1997 "Ho sognato il Paradiso", di Guido Cantini, con Lina Sastri, regia di Marco Parodi , (protagonista)
1996 "Dialogo con Romeo" di Giuseppe Manfridi. Regìa di Idalberto Fei. (protagonista)
1996 "Boomerang", di Bernard Da Costa, con Rossella Falk, regia di Idalberto Fei (protagonista)
1994 "Pony Express", di Luigi Squarzina, regia di Luigi Squarzina, (protagonista)
1991 "Vortice" di Noel Coward, con Rossella Falk, regia di Massimo Scaglione (protagonista)
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HANNO SCRITTO E DETTO DI LUI

GIORGIO ALBERTAZZI:
"L’attore più dotato della sua generazione: di grande intensità, con una presenza scenica forte e inquietante. È ambiguo, come deve essere un attore vero, e imprevedibile e pericoloso.
Quando l’ho visto le prime volte mi ha ricordato Vittorio Gassman da giovane"

ROSSELLA FALK:
" E come tanti anni fa accadde con Giorgio De Lullo, vera e propria rivelazione per la scena italiana, poco più che ventenne in un ruolo d’"attor giovane", con "Vortice" di Noel Coward è stata data l’opportunità all’attore impegnato nel ruolo di Nicky, Fabio Poggiali, di conseguire un grosso successo personale.
Fabio è uno dei due o tre nomi sicuri della nuova leva attorale italiana".

GUIDO ALMANSI:
"La Falk e Poggiali si sono affrontati in "Vortice" con l’intensità emozionale dell’eroe e dell’eroina di un’opera di Verdi e con la carica aggressiva di due leoni in gabbia. Ne è venuta fuori una scena di grande teatro all’antica".

FRANCO ZEFFIRELLI:
"Un attore vero, di gran fascino, che dà emozioni"

MASOLINO D’AMICO:
"Nei "Parenti terribili" di Jean Cocteau, eccellente il Michel di Fabio Poggiali, sia nello charme cucciolesco sia nel solipsistico abbattimento richiesti; a questo punto si deve parlare di notevole acquisto del nostro teatro".

GASTONE GERON:
"Ne "Le Massere" di Goldoni il malizioso Anzoletto dell’eccellente Fabio Poggiali riesce a trasmettere quanto di vagamente autobiografico Goldoni immise nel personaggio gaudente e malizioso. Al calar del sipario la festa è stata grande. Per tutto e per tutti".

FRANCO QUADRI:
"Boomerang" di Da Costa impegna Rossella Falk nel prediletto repertorio, in un’efficace prova di mestiere e anche di memoria d’altre interpretazioni, e Fabio Poggiali è sicuro, dopo "Vortice"e "Parenti terribili", nel darle la pariglia con una grinta che nasconde la maniacalità"

MAURO BOLOGNINI:
"Un attore di grande sensibilità e spessore romantico".

LUIGI SQUARZINA:
"Un autore/teatrante, un giovane studioso che sta in palcoscenico, un biografo che il suo soggetto lo "incontra" in carne e ossa sul lavoro, un uomo di teatro in fieri che sembra essere portato dalla forza delle cose a identificare il proprio approccio a un teatro-come-vita seguendo l’analogo approccio di Rossella Falk, attraverso vari spettacoli ed una rivisitazione molto efficace di un autore congeniale al periodo centrale dei Giovani ("Anima nera" di Patroni Griffi) sotto la guida tutt’altro da remake di Rossella Falk".

GIUSEPPE PATRONI GRIFFI:
"Caro Fabio, "calzati" sempre bene i tuoi futuri personaggi, come hai fatto con il mio "Adriano", in Anima nera".

FERNANDO BEVILACQUA:
"Fabio Poggiali si laurea in questa pièce "Anima nera" a pieni voti, ma già aveva preannunciato la sua maturità con il citato "Boomerang" di Bernard da Costa nella precedente annata teatrale. Il suo personaggio a più risvolti – ora impetuoso nell’amore, ora cinico negli affari – è di tutto rispetto: e contro ogni aspettativa il pubblico lo vedrà trionfare nella contesa giuridica con l’altera Alessandra-Falk. Regìa, scene e costumi esemplari di Rossella Falk: Certamente uno dei migliori spettacoli dell’anno in corso e pertanto da non perdere".

GIOVANNI RABONI:
"Lorenzaccio di Alfed De Musset: il regista Maurizio Scaparro ha fatto molto bene a riproporre questo autentico e attualissimo capolavoro ritenuto da molti il più bel testo teatrale del Romanticismo francese e bene ha fatto, secondo me, anche a puntare decisamente sulla figura del protagonista. Tutto si gioca, insomma, sull’esemplarità del personaggio: Fabio Poggiali possiede quel che occorre all’uopo in fatto di giovinezza, prestanza fisica ed energia comunicativa".

UGO RONFANI::
"In "Lorenzaccio" di De Musset, questa corretta resa del personaggio la dobbiamo anche a Fabio Poggiali, che per temperamento e per studio assume con nichilistica estenuazione la natura romantica del suo antieroe, guardando ad un Gerard Philipe come a un modello, confermandosi fra i più dotati attori delle ultime leve".

PIER LUIGI PIZZI:
"Un abbraccio calorosissimo a tutti i "Giovani" e agli amici dei "Giovani" e a te che hai insegnato ad amare questa, per te, “leggenda” come se davvero l’avessi vissuta con noi dal primo giorno.Ti sono grato per questo."

ENRICO GROPPALI:
"Nelle "Notti Bianche", dal racconto di Dostoevskij è Fabio Poggiali, dopo la voluta incertezza del suo primo apparire timido e in sottotono in un completo bianco che ricorda quello del professor Aschenbach in “Morte a Venezia”, a raccogliere la maggioranza dei consensi grazie alla sua recitazione spontanea e controllatissima, in bilico tra l’amara contemplazione e lo sfacciato riso della sconfitta”.

OSVALDO GUERRIERI:
"Il doppiofondo di disperazione e di tormento non manca nella riduzione di Fabio Poggiali delle "Notti Bianche",di Dostoevskij che nello spettacolo interpreta la parte del giovane sognatore. Vestito di bianco, perso in una vita senza un centro di concretezza, Poggiali ci consegna il ritratto di uno dei visionari dissipati e deliranti che affollano la letteratura russa dell’Ottocento".

MAURIZIO POGGIALI:
"Sei un bravo ragazzo, sei un bravo attore e devo essere orgoglioso di averti come fratello"
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BIBLIOGRAFIA
Volumi e pubblicazioni multimediali

Fabio Poggiali, Sulle orme della Compagnia dei Giovani, prefazione di Luigi Squarzina, Carte segrete, Roma, 1996;

Fabio Poggiali, Oltre il sipario, prefazione di Giorgio Albertazzi, Diagonale, Roma, 1997;

Fabio Poggiali, Con la mano sul cappello, Primafila, Roma, 2000;

Fabio Poggiali, Rossella Falk la regina del teatro, Bulzoni, Roma, 2002;

Fabio Poggiali, La compagnia dei Giovani, documentario RAI SAT (1 ora), 2003;

Fabio Poggiali, Notti bianche, Bulzoni editore, 2004;

Fabio Poggiali, Missione 933 rispondete, prefazione di Walter Veltroni, Gaffi, Roma, 2005; (+ documentario DVD)

Fabio Poggiali, Giorgio Albertazzi l’ultimo imperatore, Bulzoni, Roma, 2005.
Fabio Poggiali, Sulle orme della compagnia dei Giovani, prefazione di Luigi Squarzina, Bulzoni, Roma 2007;

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DIREZIONI ARTISTICHE, PREMI E RICONOSCIMENTI
Dal 2000 è presidente dell’Associazione Maurizio Poggiali e direttore artistico della nuova "Compagnia dei Giovani"

Nel 2000 vince il premio "Oddone Cappellino" indetto dal Teatro Stabile di Torino e dal Festival delle Colline Torinesi, con il dramma teatrale "Con la mano sul cappello&quot.

Dal 2002 è direttore artistico del Concorso nazionale di cortometraggi Maurizio Poggiali, istituito dall’Associazione Maurizio Poggiali in collaborazione con il Comune di Cori, la Regione Lazio e il Ministero dei Beni culturali.

Dal 2003 è "Esponente di chiara fama" tra gli scrittori italiani ed europei dell’Unione nazionale scrittori ed artisti.

Dal 2005 fa parte della Giuria dei Premi David di Donatello per il cinema italiano e dei Premi Eti Olimpici del teatro.

Nel 2005, per meriti artistici, viene insignito dell’onorificenza di Cavaliere – Ordine al Merito della Repubblica Italiana -, dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Nel 2006, come attore, è il vincitore del Premio Almirante per il teatro (Nelle altre sezioni premiati Gianni Rivera per lo sport e Pippo Baudo per la tv) consegnatogli da Giorgio Albertazzi, in una cerimonia svoltasi al Teatro Quirino di Roma e ripresa dalla Rai.

Nel 2007 è docente in "Master in Ideazione, Management e Marketing degli Eventi Culturali" e "Laboratorio di scrittura" presso Facoltà di "Scienze della Comunicazione" Università "Sapienza" di Roma.

Nel 2007 il "Premio Maurizio Poggiali" in Ingegneria Aerospaziale, da lui ideato, in collaborazione con Università Sapienza di Roma, Università Federico II di Napoli e Prrovincia di Roma, riceve la medaglia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. ****************************************************************************************************************************************************************

CONTATTI

Contatti personali:
poggiali1@msn.com
Per date e disponibilità tournée spettacoli "Notti bianche" regia di Rossella Falk e "Missione 933 rispondete…"
regia di Fabio Poggiali, potete contattare Luigi Maiorino:
progetti@luigimaiorino.it 06-5781877 334-2712162

Proposte attore:
Continental Artists Management- sig.ra Rossana Pelliccia
06/8414456 06/8416445 Fax:,06/8416445
continental@continentalartists.com

Rappresentanza legale di autore, regista:
avv. GIOVANNA CAU – avv. MATILDE CASCONE Studio Legale
Via Maria Adelaide, 8 – IT-00196 Roma
tel: +39 06 3611410 fax: +39 06 3225084

Agence comedians- Paris:
MARIE- CLAUDE GODON
47 ter, boulevard St Germain 75005 Paris
Tel : +33 01 44 07 29 00 Fax : +33 01 44 07 29 09

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Ultima modifica: 28 Lug 2007 @ 02:31 PM

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 26 Lug 2007 @ 9:38 AM 

Numeri e forme, ecco il segreto dell’arte moderna
    Che rapporto c’è tra la matematica e un quadro?
    Una risposta nella mostra sui cento capolavori dell’Ermitage
Chiedere a un matematico di commentare dei quadri è come chiedere a un pittore di dipingere dei numeri: un evento a prima vista piuttosto improbabile, che a uno sguardo approfondito risulta però possibile. Anzi, tanto possibile da essersi già verificato più volte. Basta ricordare l’esoterica Malinconia di Albrecht Dürer (1514), in cui di numeri ne compaiono addirittura sedici, disposti in forma di quadrato magico: un’opera sulla quale il professor Nanni Moretti espresse tutta la sua sorpresa in un’imbarazzante lezione del film Bianca (1976).
Altri esempi sono i telescopici Numeri innamorati di Giacomo Balla (1925), in cui vengono raffigurati i primi termini della misteriosa successione di Fibonacci che descrive le simmetrie della natura, e il Cinque dorato di Charles Demuth (1949), che rappresenta appunto ciò che dichiara: un enorme e luccicante cinque. Quest’ultimo fu tanto influente da essere stato ripetutamente citato e ripreso, per esempio nel Cinque di Demuth di Robert Indiana (1963): un artista che deve la sua fama al celeberrimo Love (1967), di cui si appropriarono i Beatles per la copertina di un loro disco. Per quanto riguarda noi e oggi, basta citare Ugo Nespolo, che ha fatto dei numeri il soggetto preferito della propria ispirazione e dei propri acrilici su legno. Se i pittori si permettono di dipingere numeri, i matematici potranno dunque ben azzardarsi a commentare quadri.
Avviamoci quindi a curiosare insieme nella mostra dei cento capolavori dell’Ermitage, alla ricerca di elementi di riflessione scientifica più che artistica. Il gioco è difficile, perché i quadri in esibizione alle Scuderie Papali del Quirinale appartengono a un periodo e a pittori non particolarmente sensibili al razionalismo matematizzante che ci interessa in questa sede. Poiché però i giochi facili divertono poco, di questo saremo più felici che preoccupati. Quasi all’inizio della mostra, il primo dipinto ad attirare la nostra attenzione è il numero 23: La Chiesa di Santa Maria degli Angeli di Henry Edmond Cross (1909), un tipico esempio di "puntillismo". Questa tecnica, scoperta o inventata da Georges Seurat nel corso dei suoi studi sui colori e da lui chiamata "divisionismo", rappresentò una vera e propria rivoluzione euclidea nell’arte: il riconoscimento, cioè, che come lo spazio geometrico è costituito di punti immateriali e senza dimensione, così lo spazio pittorico si compone di punti colorati ai quali è possibile ridurre ogni figura. Oggi siamo tutti puntillisti senza neppure accorgercene, perché sappiamo benissimo che le immagini degli schermi televisivi o informatici sono appunto composte di cosiddetti pixel colorati: più grande è il numero dei pixel usati, maggiore è la risoluzione dello schermo e delle relative immagini. I puntillisti non erano invece interessati alla risoluzione, ma al suo esatto contrario: il loro obiettivo non era nascondere la natura atomica dello spazio visivo, ma esibirla. Proprio negli stessi anni in cui gli artisti decostruivano le immagini pittoriche in punti colorati, i matematici e i fisici decostruivano le curve geometriche in funzioni sinusoidali e gli atomi materiali in particelle elementari. In tutti i casi si trattò di una medesima riduzione della realtà a fenomeni ondulatori (ottici, trigonometrici o quantistici) rimasti fino ad allora nascosti: come disse Einstein, si era finalmente "sollevato un lembo del grande velo" che cela la dinamica essenza del divenire dietro la statica apparenza dell’essere.
La parte centrale della mostra riguarda artisti, da Gauguin a Matisse, alla cui opera poco si addice un’analisi matematica.
La cosa cambia invece quando ci imbattiamo, verso la fine, in una serie di quadri cubisti di Pablo Picasso (1907-1917).
Se il puntillismo atomizzava le figure in singoli punti, il cubismo decompone i contorni in tratti rettilinei e gli interni in tasselli triangolari, che nella geometria euclidea sono rispettivamente determinati da coppie o terne di punti.
Si tratta di un duplice processo di approssimazione, di curve mediante segmenti e di superfici mediante triangoli, che ammette illustri precursori matematici. Già i Greci sapevano infatti che un cerchio si può approssimare a piacere con poligoni regolari, e ne La dotta ignoranza (1440) il cardinal Cusano arrivò all’ardita concezione del cerchio come poligono a infiniti lati di lunghezza infinitesima.
Quanto alla possibilità di approssimare superfici curve mediante poligoni, l’architettura moderna ci ha assuefatti all’idea mediante le famose cupole geodesiche di Buckminster Fuller, e il pallone da calcio ci ricorda che una sfera non è troppo diversa da una combinazione di dodici pentagoni e venti esagoni. I due esempi convergono nel cosiddetto buckminsterfullerene, un composto superstabile le cui molecole sono appunto costituite da sessanta atomi di carbonio disposti nei vertici dei poligoni che formano il pallone da calcio.
Per tornare all’arte, puntillismo e cubismo effettuarono una rivoluzione linguistica della pittura, ma non ne mutarono il soggetto: i dipinti di Cross e di Picasso in esibizione rappresentano ancora i soliti paesaggi e personaggi, sia pure raffigurati con una tecnica diversa. E questo destino accomuna non solo l’arte, ma anche la letteratura, la filosofia, la scienza e la matematica. Anzi, è proprio perché ogni epoca narra spesso le stesse storie, sia pure raccontandole con un suo linguaggio diverso, che noi possiamo continuare a godere anche oggi delle opere del passato.
A ricordarci che a volte però le cose cambiano non solo nella forma ma anche nella sostanza, è il dipinto numero 99 al termine della mostra: il Violino e chitarra di Ferdinand Léger (1924). Nonostante il titolo, di violini e chitarra qui non c’è l’ombra. O meglio, rimane soltanto una letterale ombra, cioè un’astrazione: sulla tela non si vedono infatti altro che figure geometriche, ossia le forme astratte degli oggetti concreti.
Il quadro di Léger non è certo rappresentativo né dell’artista, né della mostra, e all’interno della collezione dei capolavori dell’Ermitage è forse uno dei meno interessanti.
Svolge però il ruolo essenziale di puntatore verso l’esterno, verso quella forma intellettuale e sofisticata dell’arte moderna che è l’astrattismo di gruppi quali il Bauhaus o il De Stijl, e di artisti quali Mondrian o Kandinskij.
Siamo qui finalmente approdati a ciò che i Greci chiamavano "idee", e che noi faremmo meglio a tradurre con "forme". La teoria platonica delle idee, sfrondata della metafisica di cui si è ammantata nei secoli, si riduce infatti alla constatazione che la vera essenza di questo imperfetto mondo è la perfetta geometria. E l’arte moderna, nel suo percorso alla ricerca della forma pura ed essenziale, non poteva che approdare alla stessa conclusione e diventare matematica. Scopriamo dunque che le attività del matematico e dell’artista non sono poi così diverse, perché comuni sono gli oggetti delle loro ricerche, e le forme delle loro rappresentazioni: la prossima volta si potrà allora chiedere a un artista di commentare delle formule.(PG ODIFREDDI)

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 26 Lug 2007 @ 9:32 AM 


Oltre le colonne di Fibonacci

Con il «Liber Abaci» ha perfezionato il sistema di calcolo che veniva dall’India e dall’Arabia Ha rivoluzionato la matematica e persino Leonardo gli ha reso omaggio

Che cosa hanno in comune Stravinskji, Leonardo da Vinci, Bach, Seurat e l’allevare conigli e la capacità di far di conto?  Si potrebbe continuare a citare nomi di musicisti, artisti, filosofi, matematici.  Dobbiamo fare un salto indietro: quando la nostra civiltà occidentale impara a fare di conto, quando si diffonde la capacità di riuscire a cavarsela per acquistare o vendere delle merci? Questione non facile se si utilizzano i numeri Romani. Quale proprietà non hanno i numeri Romani? Non sono posizionali, nel senso che se ilo scrivo XIII, indico con X la decina, con III il numero tre e quindi ho scritto il numero 13. Appunto noi oggi scriviamo 13 dove semplicemente scrivendo il numero 1 in prima

posizione indichiamo che si tratta di       una decina e non ci sono dubbi che se scrivo 1, cioè il numero uno ripetuto in prima e seconda posizione si tratta di una decina e di una unità, non come nel caso dei numeri Romani dove il numero 1 ripetuto voleva dire 2. Il vantaggio?  Provate a moltiplicare 1567 per 32789 con numeri Romani.  Noi utilizziamo dieci simboli 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 per scrivere qualsiasi numero e utilizziamo la loro posizione per distinguere tra unità, decine, centinaia, migliaia, miliardi ecc.

Sembra una cosa talmente ovvia che nessuno fa mente locale che è ad un certo punto della storia dell’umanità che si diffonde questo modo di contare e i simboli che per noi oggi rappresentano i numeri interi.  Insomma come arrivano da noi i numeri interi scritti come li conosciamo oggi e quando si diffonde la scrittura posizionale dei numeri?

In tutte le epoche storiche il mare Mediterraneo è stato una grande strada di combinazione per gli scambi culturali e economici tra le tante civiltà che vi si affacciano.  Ci sono state migrazioni, invasioni, guerre per secoli e secoli.  E la civiltà, tutte le tante civiltà del Mediterraneo sono più o meno una debitrice dell’altra.  Anche se si tende a dimenticarselo e si mettono invece in evidenze le diversità.  La nostra capacità di fare i conti ha un grande debito con la civiltà Araba del Nord Africa e con la lontana civiltà Indiana.  Un personaggio in particolare è stato il più importante tramite tra la evoluta civiltà matematica araba e l’Europa: Leonardo Fibonacci, detto anche Leonardo Pisano.  Si sa poco della sua vita, non si conoscono né la data della nascita né della morte.  Quella che sembra sicura è la data di completamente di un libro che sarà di un importanza capitale per il trasferimento di conoscenza tra Oriente ed Occidente.  Nel 1202 Fibonacci compone il Liber Abaci, il libro dell’Abaco.  Sono passati quindi ottocento anni.  Per celebrare la ricorrenza l’Unione Matematica Italiana dedicherà il numero di agosto della rivista La matematica nella società e nella cultura in gran parte a Fibonacci.  Con un lungo articolo storico di Raffaella Franci, uno di Ribenboim sui numeri di Fibonacci nella natura ed una lunga intervista di Laura Tedeschini Lalli a Roman Vlad su musica, arte e matematica, con un occhio di riguardo ai numeri di Fibonacci.  Ma torniamo a quello che si sa di Fibonacci.  Che sia di Pisa sembra certo così come che fosse della casata dei Bonaccio.  Il padre Guglielmo ha una parte importante nella storia.

Negli anni intorno al 1185 Guglielmo Fibonacci era pubblico scrivano della Repubblica di Pisa presso la dogana di Bugia, tra le attuali Algeri e Tunisi, un importante porto commerciale dell’Africo settentrionale.  Scrive la Franci che: «Il commercio dopo molti secoli di stagnazione dall’anno Mille aveva avuto una notevole ripresa ed aveva assunto di nuovo carattere internazionale.  Il commercio internazionale aveva due bacini principali. L’Europa settentrionale che forniva lana, panni, legname, ferro ed altri metalli e i paesi dell’Africa settentrionale e del vicino oriente che esportavano principalmente spezie, seta e gioielli.  Nonostante il frazionamento politico, la diversità dei costumi e delle lingue parlate i paesi di entrambi i poli erano caratterizzati da una religione comune e da una comune lingua letteraria: il cristianesimo e il latino per i primi, l’islamismo e l’arabo per gli altri.» La continuità e l’ampiezza dei commerci fra le città marinare italiane e alcuni porti arabi portarono alla costituzione in questi ultimi di quartieri i cui abitanti provenivano tutti da una stessa città e godevano di speciali privilegi.  Si trattava di vere e proprie zone franche rette da pubblici ufficiali che applicavano nell’amministrazione le leggi delle rispettive repubbliche. Bugia era uno dei porti nei quali Pisa aveva un suo «stabilimento», che negli anni attorno al 1185 era presieduto da Guglielmo Fibonacci.  Guglielmo, mentre era in servizio a Bugia, decise di chiamare a sé il figlio Leonardo, ancora ragazzo, per completare la sua educazione.  In particolare a studiare l’abaco, termine con il quale erano indicati sia uno strumento a tavoletta per eseguire le operazioni. aritmetiche, sia il complesso delle tecniche commerciali.  Nella scuola di Bugia Leonardo venne a conoscenza del sistema posizionale usato dagli arabi per scrivere i numeri.  Probabilmente fu proprio perché Leonardo imparasse questo modo nuovo di fare i conti che il padre lo aveva chiamato a Bugia.  Fibonacci si convinse presto che il metodo dei numeri indiani con la scrittura posizionale erano molto più efficaci di quello in uso in Europa all’epoca.

Nel trattato di Abaco scriverà: « Fui introdotto in tale arte (dell’abaco) da un mirabile insegnamento per mezzo delle nove figure degli Indi.  La conoscenza di tale arte molto mi piacque rispetto alle altre.  Riassunto in breve tale procedimento degli Indi, studiandolo più attentamente e aggiungendovi qualcosa di mia iniziativa e altro ancora apponendovi delle sottigliezze dell’arte geometrica di Euclide, mi sono impegnato a comporre nel modo più chiaro possibile questo libro diviso in 15 capitoli, presentandovi con dimostrazioni quasi tutto quello che ho inserito.  E questo perché coloro che sono attirati da questa scienza ne vengano istruiti in modo perfetto, e i popoli latini (gens latina ) non se ne trovino esclusi come è stato fino ad oggi».

E i numeri di Fibonacci?  Tra i tanti problemi che si trovano nel Liber Abaci uno è diventato molto famoso: il problema dell’allevamento dei conigli.  Si ha una coppia di conigli e ci si chiede Quot paria coniculorum in uno anno ex uno patto germinantur. (quanto coppie di conigli saranno prodotte da una coppia di conigli).  La regola è che ogni mese la coppia originaria genera una nuova coppia.  Da una quindi dopo un mese se ne ha un’altra, da 1 a 2, dopo un altro mese 1 altra coppia (la seconda non è ancora fertile) quindi 3, poi al terzo mese altre due coppie generate, quindi 5 e così via.  Si arriva alla successione di numeri 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21 e così via. I numeri di Fibonacci appunto.

E Stravinskji, Leonardo, Seurat?  Se si considera al crescere delle coppie il tasso di crescita dell’allevamento dei conigli ci si avvicina ad un numero che ha avuto una straordinaria importanza nella storia dell’arte classica e non solo: quel numero che si chiama la proporzione aurea.  Un solo esempio: Il pittore francese Seurat ne ha fatto un uso consapevole in molte delle sue opere.  Leonardo da Vinci si accorse che i numeri di Fibonacci tornavano nella posizione delle foglie sui diversi tipi di piante, nella fillotassi cioè.  Ed in musica?  Ecco cosa ne scrive Roman Vlad: (Musica e matematica di M. Emmer, a cura di Matematica e cultura 2, Springer 1999): «Esempi dell’uso dei numeri di Fibonacci si hanno nell’arte della fuga e nell’offerta musicale di Giovanni Sebastiano Bach.  Meno frequenti nei classici viennesi ricompaiono nella Sonata in la D 959 di Schubert.  Nella maggior parte delle musiche di Debussy ed in Ravel.  Notevole anche l’utilizzo che ne fa Bela Bartok nell’Allegro Barbaro ed in altre musiche.  L’esempio più stupefacente di una applicazione su larga scala degli stilemi improntati alla proporzione aurea è dato dalla Sagra della Primavera di Stravinski.  La prima parte di questo capolavoro è strutturata secondo la prima delle serie di Fibonacci (2-3-5-8 ecc.) la seconda presenta articolazioni riferibili alla seconda serie (3-4-7-11) ». La nostra civiltà deve molto alla cultura araba e a Leonardo Pisano. (M. EMMER)

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 26 Lug 2007 @ 9:16 AM 


Finalmente l’abitudine al “voltaico” non si applica solo alle strategie opportunistiche della politica.

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 23 Lug 2007 @ 5:17 PM 

SENTIAMOCI  LIBERI

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 23 Lug 2007 @ 10:43 AM 

Caro pasquale di lena, sappiamo tutti che a Larino il pensare richiama la metafora del tacchino contrapposto al pappagallo che parla. Qui, sembra assistere all’eterno ritorno delle parole latine esposte davanti all’assalto barbaro di Roma dopo la sua voluta decadenza. Parli di gente che vuol fare per Larino; parli di cultura, parli di qualità, forse, qualità di vita…. Ebbene, in tutti questi anni la domanda che ci pone l’intelligenza è: cosa è stata la vita a Larino, perché non si è riusciti a organizzare un minimo di qualità diffusa e perché a Larino, con tutte le sue potenzialità che hai ripetutamente elencato, dove chiunque, ogni singolo abitante potrebbe vivere di rendita attraverso un semplice piano di turismo culturale e di salute ambientale ( semplicemente respirando la collina), in effetti si vive peggio della generazione dei nostri padri, nonni e su salendo. Ebbene, caro pasquale, il senso delle domande richiede, a persone che pensano e che possono, perché ne hanno acquisito i codici e l’esperienza, pensare anche a favore della comunità, richiede il senso delle analisi e delle scientifiche formule della comunicazione voluta e imposta nella città da parte di un gruppo oligarchico dotato di grande limite al sapere e che non possono vedere, perché mai sentito e provato, il valore della qualità sincera e forte che altri riescono a percepire a colpo d’occhio.  Va detto che  i politici che pensano e che manifestano  il labaro della loro verità a favore di tutti, i politici che dovrebbero essere di sinistra come dovrebbe esserlo un Sindaco eletto con tanto di programma mai visto e verificato, questi politici che poi, nella soggettività sono persone di altissimo grado votato alla mediocrità, sono coloro che non pensano per Larino come il famoso tacchino, ma parlano a ripetizione, e con eloquenza molto scarsa, come il caro pappagallo che in effetti, a costo del mercato, valeva moto più della  quotazione esposta per il tacchino. Ma tu sai che la metafora, divenuto classico aforisma nostrano, è  di altissima intelligenza economica, e forse anche filosofica. La questione  si risolve perché una persona  di Larino, il proprietario del tacchino, trasforma l’aliquota di valore del prodotto utilizzando lo stesso sistema estimatorio del suo concorrente: il pappagallo parla e quindi vale di più, ma il tacchino pensa e quindi ha un valore aggiunto che il pappagallo parlante non potrà mai raggiungere. Non ti sembra formula manageriale di altissima qualità imprenditoriale?  Di questa schiera di parolieri improvvisati da piazza provinciale, purtroppo, mi sconforta dirlo, un buon esercito è composto da persone che tu difendi e che sostieni, persone che hanno anche avuto in più occasioni l’opportunità di dimostrare la verità dei loro pensieri applicandoli alla verità di vita della comunità, cosa che scientificamente, come scientifico è il modello di potere a Larino, hanno per proprio miserrimo vantaggio, perché a Larino si vive di miseria intellettuale a favore di pochi spiccioli ricavabili dal fedele seguito scodinzolante, questi tuoi sostenuti sono dotati di forte ego narcisistico, che molto spesso si traduce in invidia da comari, e seppure dotati di alta potenzialità fattiva, si perdono spesso in “inciuci” da confine periferico e uccidono tutto e tutti.  Caro pasquale, sai bene che l’organizzazione del sapere e la qualità distributrice di questa dea a vantaggio della comunità che vivi e che ti vive significa impegno missionario. Significa coscienza dell’essere in vita in un determinato luogo che puoi anche amare perché  tu sei il luogo, con i suoi morti e la tua vita, e il luogo è te perché sei l’unico che può applicare con l’azione, appunto con la vita attiva, il valore di vita che il tuo tempo determinato  ti permette di esercitare sulla dote lasciata da chi ti ha preceduto. È questione di coscienza e di consapevolezza, ma soprattutto è questione di cultura e di sapere che obbliga chi ha scelto di pensare, l’obbligo di istruire per  forza o per amore  chi ha scelto di parlare affinché il mercato comunitario, e il tempo di vita Comune diventi sano e piacevole da vivere per tutti, indistintamente. Un abbraccio Antonio PICARIELLO  

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 01 Lug 2007 @ 4:15 PM 


Il Presidente della Provincia di Campobasso, Nicola D’Ascanio, e l’Assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, On. Vincenzo Vita, hanno siglato un Protocollo d’intesa tra le due Amministrazioni riguardante la promozione, la valorizzazione e la diffusione delle politiche culturali sul territorio.Il documento, finalizzato all’avvio di programmi per la creazione di progetti in rete tra le due Province che tengano conto delle specificità dei territori interessati. , parte dalla considerazione che la cultura, oltre a rappresentare una componente essenziale dell’identità di un territorio è, anche, fondamentale elemento per la crescita sociale, civile ed economica di una comunità e che gli Enti Locali, nell’ambito delle rispettive competenze, svolgono un ruolo essenziale in tale contesto.
L’incontro tra il Presidente D’Ascanio e l’Assessore alla Provincia di Roma, succedutosi al convegno sui temi della pace tenutosi ieri a Campobasso, è stato utile per avviare una prima verifica sugli indirizzi da perseguire anche per quanto riguarda la sperimentazione di nuovi linguaggi artistici e le iniziative di sostegno da sviluppare in favore dei giovani artisti.

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 01 Lug 2007 @ 04:15 PM

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