13 Set 2007 @ 7:51 PM 

[tratto da]http://www.altromolise.it/notizia.php?argomento=&articolo=26851

Sembra la margherita stia invocando il motto: “Fate il vostro gioco signori; i giochi son fatti”. Quest’ultima parte della frase, potrebbe anche essere letta e interpretata nell’uso comune del linguaggio “panckista”; sostituendo al termine funzionale “giochi” il nome proprio di persona o delle persone piazzate dagli illustrissimi capi ( che hanno dimostrato già, pienamente, il loro triste gusto carismatico votato al fallimento collettivo, insomma, gente che combina guai e che ha la faccia tosta di non scendere dal cavallo che hanno azzoppato) sostituendo al gioco i personaggi piazzati nella corsa ludica della nomenclatura priva di “bolle di accompagnamento”. I “fatti” si moltiplicano esponenzialmente nelle varie accezioni segnate dal significato elencato in : percezioni psichedeliche, documentazioni giuridiche, azioni comportamentali, scientificità osservativa della formula etologica. Ogni specie di animale si comporta, a condizione ambientale data, in una certa maniera. Se il comportamento è ripetitivo diventa formula. Qui, la formula è diventata dichiarazione messaggera di un intero popolo indigeno che abita i territori sperduti di una strana geografia italica che da qualche parte, quando ci azzeccano, distinguendo il nome dall’ex gemella siamese Abruzzo, quando ci azzeccano, appunto, chiamano Molise. La margherità è un fiore con petali che possono anche essere utilizzati per decidere le volontà cupide del destino, o per farsi un decotto, per quelli che non hanno cognizioni erboristiche, ( non certo i fatti di cui prima), scambiandola per camomilla e cercare, così, attraverso l’illusione e la finzione, di godere sogni tranquilli. Non meno i DS che sotto l’egida dell’ulivo distillano, qui in Molise, incanti oleari che il mondo intero invidia per la bontà endogena e il basso grado di acidità contenuta. Sapori, magisteri di sapori offerti dalla bontà della natura, e dal simbolismo delle icone, ma tristezza portoghese sfornata dalla inconsistenza sociale, quella politica che ancora, mentre ripara al suo dichiarato decadimento con la ritrovata formulazione di ridare voce alla base e al popolo, riformatta il peggio procedimento in voga negli stili asiatici di qualche decennio fa. Nomenclature che fingono di passare alle giovani donne e a giovani prodotti fotogenici il labaro del proprio blasone secolare. Fingono perché hanno il senso costruttivo della strategia che appare nascondendo. Ma delle bellezze comunali qualche cosa pure bisogna dirla…che qualche disastrino, almeno in campo culturale, in passato, pure lo avranno combinato!….Basti ripescare il dibattito epistolare tra il vigoroso giovane addetto alle politiche giovanili e il rappresentante di rifondazione comunista, "Italo", per poter avanzare qualche perplessità riguardo la competenza qualificante che lo stesso potrebbe, in qualche modo, registrare a suo favore – Se ben ricordo oltre il contenuto e i messaggi infieriti apertamente dai due politici conflittuali, l’oggetto che mi “aveva colpito” nel leggerli, era l’uso e la proprietà di linguaggio con cui i soggetti mettevano in pubblico il loro avvicendamento cognitivo. Lo strumento linguistico prevedeva in argomento una diatriba per degli spazi fieristici, o qualcosa del genere, promessi dall’uno all’altro che, però, intendeva quella concessione in senso gratuito al contrario dell’altro che dopo una sfilza di incastonamenti terminologici della più spietata vestizione burocratica, gli chiedeva senza mezzi termini, affinché non si passasse a combattimenti giuridici veri e propri, “ i sordi e basta, senza tante chiacchiere compagno!….”. E non solo. Il simpatico assessore del Comune di Campobasso, nello stesso periodo, aveva inventato un suo sistema di elezione valutativa per il complesso mondo dell’arte contemporanea di cui, in quel momento, gli capitava di rappresentarne le vestigia a riguardo di un evento (intelligente e fruttifero) denominato Gemine Muse. Il suo metodo consisteva in: sveglia mattutina con impegno a designazione fortuita. Scelta “do coglio coglio” senza responsabilità e senza revisori dei conti, per artisti e critici che avrebbero dovuto, a suo magro pensiero, rappresentare il Molise in campo nazionale; una volta un critico di altra regione (nonostante il canonico protocollo richiedesse professionisti del territorio, una volta il poeta ( bravo nella letteratura, ma decisamente scarso nella inesistente carriera curriculare di progettista di eventi), una volta un artista diplomato ai geometri con il blasone del critico notorio e professante, e poi e poi e poi…. Bene, qualcosa avrei da dirla, ma lascio alle percezioni comuni l’analisi dei “fatti” di cui non vale neanche più la pena parlarne, visto il modello alfabetico con cui si può discutere qui, in Molise, riguardo certi argomenti. In tutti modi, per dare un minimo di dignità alla nostra terra, propongo ai delegati ufficiali molisani, addetti a mansioni di cultura che riguardano la sorte della collettività, seppur privi di qualunque titolo e titolazione che garantisca alla visone comune un minimo di appagamento del giudizio, di seguire qualche corso breve e di base prima di combinare guai con improvvisazioni domestiche scatenate per avanzato senso del “facio tutto mi”. Perfino il sistema europeo offre corsi gratuiti in previsione di possibili accadimenti gestionali di questa manifattura politica che altrove indica il peccato e qui la norma. E poi basta con questo “ignorantismo” sfollante che vortica da anni come peste maligna nelle molecole aeree di questa magnifica regione, basta… io non voterò, accada quello che deve accadere. In fin dei conti Napoleone era italiano, almeno per quanto riguarda la sua severa gioventù…. In bocca al lupo al nuovo che dis-avanza…
A. P. (ex responsabile culturale della Margherita Molise)

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 13 Set 2007 @ 07:51 PM

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