
bisognerebbe ritornare alla lezione francese. Far saltare tutte le teste dei BUROCRATI PANTOFOLAI, che sono la vera unica causa del disastro sociale italiano. Aver sostituito questi mostriciattoli evirati al sistema di qualità pedagogico, ovvero aver ucciso la divinità della trasmissione del sapere tra generazioni sostituendola con il potere assoluto dato in mano a veri deficienti maestri assoluti del perverso meccanismo dello spoils system, significa aver desiderato, come la psicosi malata del criminale, distruggere il sistema qualità e identità nazionale. Ci distinguiamo dalle bestie perchè siamo capaci di organizzare la trasmissione del sapere attraverso, appunto, la divinità della pedagogia e poi ci autodistruggiamo per dare un posto di lavoro a inferiorità umane che sanno solo innescare il perverso meccanismo della "morte tua vitas mea…". Che vita è la tua burocrate senza palle? Una vita inutile se non per danneggiare il mondo. Burocrate, sei la peggio invenzione perversa dell’umanità spero ti sotterrino in qualche discarica abusiva perchè non meriti neanche una memoria cimiteriale che possa presentarti ai viventi.
[ l'espressione inglese spoils system (letteralmente: sistema dello spoglio) descrive una pratica per cui le forze politiche al governo distribuiscono a propri affiliati e simpatizzanti cariche istituzionali, la titolarità di uffici pubblici e posizioni di potere, come incentivo a lavorare per il partito o l'organizzazione politica. Sebbene le linee generali di questa pratica si possano ricondurre alla nozione di clientelismo, l'espressione spoils system non implica, originariamente, una connotazione negativa o l'idea che tale distribuzione di cariche sia necessariamente un abuso (in altre parole, si tratta di un'espressione moralmente neutra che descrive una prassi formalmente riconosciuta, e apertamente applicata, in determinati periodi storici negli Stati Uniti come in altri paesi). L'origine dell'espressione è il motto americano to the victor go the spoils ("ai vincitori va il bottino".
Allo spoils system si contrappone il merit system (letteralmente: sistema del merito) in base al quale la titolarità degli uffici pubblici viene assegnati a seguito di una valutazione oggettiva della capacità di svolgere le relative funzioni, senza tenere conto dell'affiliazione politica dei candidati. Il metodo tipico attraverso il quale si realizza il merit system è il pubblico concorso]
ecco qualcosa di vero che dice al burocrate che puzza di merda cosa è il profumo primaverile della vita….
Il teatro e la scuola
La didattica di laboratorio a scuola
di Carmelo Pizza*
Le più recenti acquisizioni delle scienze della formazione e dell’educazione pongono l’accento sul processo di insegnamento-apprendimento spostando l’attenzione dalla trasmissione di contenuti disciplinari ai processi di produzione di conoscenza che vedono sempre più protagonisti le figure dell’insegnante e dell’allievo e la qualità della relazione didattico-educativa.
L’apprendimento, dal carattere di attività prevalentemente cognitiva, si è aperto alle aree delle capacità e delle competenze richiedendo l’organizzazione di contesti privilegiati dove i soggetti che li abitano hanno la possibilità di interagire e partecipare attivamente alla costruzione del sapere.
Messa da parte la trasmissione dei contenuti del programma ministeriale, dalla programmazione per obiettivi – che ha introdotto la pianificazione dell’attività didattica con la prospettiva di far acquisire specifiche conoscenze disciplinari e che in buona parte conserva la struttura tradizionale – si approda al progetto educativo che, articolando spazi e tempi, codici e strumenti, genera il contesto materiale dell’attività didattico-educativa in grado di produrre conoscenza.
Così pratiche di organizzazione di spazi, gestione di tempi, uso di codici, manipolazione di oggetti, educano corpi, elaborano significati, producono e manifestano cultura.
La didattica di laboratorio
La didattica d’aula incardinata sulla lezione frontale, essenzialmente fondata sul metodo espositivo, che sancisce la trasmissione del sapere facendolo scaturire dal modello posseduto dall’insegnante e che l’allievo riceve e può solo rielaborare, è così superata dalla didattica di laboratorio che propone un modello di innovazione scolastica totale.
Il laboratorio non è da identificarsi esclusivamente col luogo fisico degli esperimenti dimostrativi o delle esercitazioni delle diverse discipline. Anche se questo ne costituisce una possibile declinazione, il più delle volte rappresenta un’appendice o un completamento della didattica tradizionale.
La didattica di laboratorio, invece, favorisce un insegnamento basato sulla ricerca e sperimentazione dove si apprende attraverso la scoperta, viene suscitata curiosità e si promuove la motivazione e la partecipazione attiva degli allievi, prestando attenzione e dando significato alle loro conoscenze pregresse. È un contesto di apprendimento che costruisce conoscenze attraverso il confronto e la risoluzione di nuovi problemi e consente di rispettare i diversi stili cognitivi e diversificare gli apprendimenti. Una modalità che promuove la didattica collaborativa e l’apprendimento cooperativo, educa all’esperienza di gruppo e coinvolge la dimensione corporea nel processo di apprendimento, riferita non solo alla manipolazione di strumenti ma anche al vissuto e alla partecipazione emotiva.
Gli elementi del dispositivo scolastico
Accanto a questi aspetti, nella didattica di laboratorio gli elementi fondamentali del dispositivo scolastico, spesso dati per scontati, assumono nuovi significati e acquistano maggior efficacia ricostruendo la specificità del contesto e dell’azione educativa della scuola.
Lo spazio scolastico acquisisce una sua precisa identità attraverso esperienze specifiche, qualitativamente differenti da quelle che possono compiersi altrove aprendo il pensiero a nuovi orizzonti di senso. Sarà lo spazio della scuola a determinare la nuova identità di ciò che vi entra e non il contrario. Per esempio, leggere il giornale con la classe, vedere un film o anche ascoltare una canzone in aula significa trasformare un’azione quotidiana in una significativa occasione di apprendimento. Da qui comincia la capacità della scuola che sa aprirsi al territorio senza farsi invadere da esso, confrontarsi e comunicare con altre agenzie conservando la peculiarità del suo orientamento educativo.
La didattica del laboratorio apre, inoltre, a una particolare dimensione temporale misurata dal processo di insegnamento-apprendimento e non solo dalla semplice scansione in ore di lezioni diverse e il più delle volte tra loro scollegate. Significa educare a una temporalità complessa articolata in ritmi, pause, sospensioni e riprese del lavoro, lentezza o rapidità di azioni che riproducono il quotidiano non replicandolo ma proponendolo in una sorta di finzione in grado di esplicitare i contenuti dell’azione educativa. Per insegnare a un bambino a scrivere non basta essergli di fronte e scrivere ma occorre usare un tempo della scrittura che permetta di spiegare come si sta facendo, che rallenta i movimenti consueti traducendo a livello verbale un’operazione che generalmente non lo richiede.
Questa dimensione spazio-temporale della didattica di laboratorio esprime anche una rinnovata presenza corporea motivata non soltanto dalla necessità di maggiore vicinanza e libertà di movimento, ma allo stesso tempo dall’interesse e il coinvolgimento emotivo nell’attività educativa. Sviluppare la didattica impostando situazioni problematiche, organizzare il lavoro in chiave di ricerca e sperimentazione vuol dire guidare attività educative non riprodotte in serie ma che siano frutto di una operatività e progettualità continue e condivise.
Vanno individuati percorsi educativi ritagliati sulle caratteristiche individuali e di gruppo ricorrendo anche a conoscenze, abilità e saperi impliciti dei ragazzi. Si inducono questi a una qualità della presenza che si traduce in una viva partecipazione alle attività e in un significativo e motivato adattamento all’accadere educativo. Per esempio, leggere ad alta voce vuol dire percepire e articolare il corpo in un esercizio di ritmi, respirazione ei pause, che richiede concentrazione, controllo dell’emozione e che realizza l’apprendimento attraverso l’adeguamento corporeo allo svolgimento del compito.
Entra in questo gioco di adattamento continuo il confronto con i codici della formazione scolastica e i suoi strumenti che possono essere percepiti come risorse di conoscenza e crescita continue. Si impara a scoprire e usare i libri, i quaderni, a stare anche per ore nei banchi o nelle biblioteche, si sperimenta la pazienza, la lentezza, la cura che talvolta richiede l’apprendimento sia che avvenga attraverso una poesia o un’equazione chimica, si impara a leggere a scrivere e a far di conto e questo ci mette in relazione agli altri proponendo la nostra idea e decifrazione del mondo.
L’esercizio creativo nel laboratorio teatro-scuola
All’interno di questo processo didattico gli elementi del dispositivo scolastico offrono ulteriore opportunità educativa quando sono sperimentati in azione creativa, frequentati secondo le loro possibili e diverse dimensioni, quasi in una sospensione delle logiche correnti. Un’opportunità in questo senso all’interno della scuola è offerta dal laboratorio teatrale che apre uno spazio creativo di riflessione sugli elementi, i modi e i processi dell’apprendere mettendo in campo un’esperienza educativa di particolare efficacia.
Tra i diversi esercizi creativi che l’attività del laboratorio teatrale in ambiente educativo può attivare, vi è quello che riflette sulla testualità e che propone l’azione creativa a partire dal testo.
Se è vero che quando si pensa al testo inevitabilmente facciamo riferimento alla scrittura, è altrettanto vero che soprattutto nella didattica di laboratorio e nell’esercizio creativo del teatro-scuola il testo è tutto ciò che si può offrire alla lettura intesa come traduzione nel linguaggio orale. D’altra parte, a scuola come a teatro un qualsiasi testo non è mai lasciato al silenzio della parola scritta ma è comunque comunicato nella lettura, nella sua narrazione o anche analisi. È così che il testo rinasce nell’inevitabile dimensione spaziale, temporale e corporea attraverso cui si propone alla comunicazione.
Un quadro, un brano musicale, una scultura, un palazzo, un paesaggio, gli strati di una roccia, il cielo stellato, un’immagine al microscopio e, infine, un qualsiasi oggetto può essere un testo e in questo i diversi tipi di insegnamenti risultano significativamente unificati.
Quindi, partire dal testo può significare nell’esercizio creativo partire dall’osservazione, per esempio, di una fotografia. Per ragioni di sintesi, teniamo fuori in questa sede una serie di variabili che possono essere sperimentate nella pratica dell’esercizio: come vengono scelte le foto, se nel gruppo viene presentata a tutti la stessa foto o ognuno è lasciato libero di scegliere da un insieme definito di fotografie, persino la materia, il supporto della foto è parte di queste variabili. Dopo un’osservazione piuttosto attenta e comunque non affrettata, la fotografia viene messa da parte e si richiede di presentarla.
In genere la prima risposta che si ottiene è quella che traduce l’immagine in un’espressione qualitativa che fa riferimento a stati d’animo, giudizi estetici o anche di qualità: mette angoscia, comunica allegria, è bella, comunica un senso di calore. Successivamente, viene richiesto di proseguire passando a una descrizione più o meno dettagliata della foto attraverso gli oggetti ritratti. Inizialmente alla richiesta si risponde quasi incolonnando uno dopo l’altro gli oggetti che si ricordano quasi ottenendo l’effetto di ‘lista della spesa’. Poi man mano, soprattutto attraverso lo sforzo di ricordare maggiori dettagli, la descrizione si arricchisce di elementi corporei: modulazione del tempo della narrazione, pause, uso del corpo e dello spazio intorno per posizionare idealmente gli oggetti descritti e quindi farsi aiutare nel ricordo. È molto frequente osservare un lavoro che comincia a essere via via più partecipato al punto da manifestare in alcuni casi segni di tensione emotiva e dove, per esempio, i giudizi espressi inizialmente vengono esplicitati nei toni e colori verbali che accompagnano la descrizione degli oggetti e la loro relazione spaziale. Procedendo ulteriormente si passa a un livello di osservazione che individua, attraverso gli elementi della fotografia, funzioni, appartenenze, accadimenti, processi, situazioni problematiche che in sintesi spiegano e danno conto di una particolare ‘topografia’ della foto.
Questa breve esposizione dell’esercizio non può comunicare tutte le informazioni che è possibile ottenere durante la sua esecuzione pratica. Può essere però utile a riflettere in sintesi sulla natura del testo e sul processo di lettura. A partire dal dato personale, questo è un gioco di interpretazione che combinandosi con elementi di spazio, tempo e corpo produce significati, elabora senso costruendo percorsi individuali all’interno di un sapere che non è mai definitivo e che è veramente conoscibile solo nel suo farsi.
*Insegna Scienze Naturali, Chimica e Geografia al liceo classico Virgilio di Roma. Collabora col Centro Teatro Educazione dell’Ente Teatrale Italiano per il quale conduce laboratori di formazione per insegnanti.

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