tratto da http://www.frentanalarino.com/
LETTERA APERTA AL SINDACO DI LARINO
Sig. Sindaco, signori assessori,
Capisco che non è in dote alla vostra portata di conoscenze poter distinguere un valore paesaggistico e architettonico da un manufatto cementificato per uso raccolta corpi di studenti, ma, credetemi, esiste una sostanziale diversità non solo qualitativa, perché etica morale e medica, tra il concetto di immagazzinabile e il concetto promosso dalla progettazione ambientale. Non starò qui a spiegarvelo anche perché una minima parte di voi ha conquistato titoli universitari che non solo li qualificano nella conoscenza della disciplina che hanno scelto di promuovere, ma li responsabilizza, anche giuridicamente, (meno male) a avere sostanza conoscitiva del sapere anche a carattere generale. Quindi si tratta di capire se un progetto di edilizia scolastica necessario alla risoluzione di un problema aperto con l’evento catastrofico del terremoto, non vada a perseguire per onda simpatica il danno che lo stesso naturale movimento tellurico non è riuscito da solo a completare. La lettera firmata da Lozzi Vitiello e Stelluti, a cui apporto la mia meritevole stima, non è rivolta come messaggeria a babbo natale per ottenere indulgenza e elemosine in regalo, ma è strumento documentativo che vi dichiara responsabili ( consci e inconsci che si vuole) alla storia e alla comunità qualora non si prendesse umilmente cognizione di cosa potrebbe comportare la realizzazione di un complesso scolastico vicinorio al magnifico palazzo Petteruti che è tra le poche bellezze architettoniche molisane che testimoniano la capacità di chi vi ha preceduto nel compito governativo della città, di saper capire il senso giusto della vita e della bellezza da mettere in atto e promuovere. La lettera veicola per grandi linee il dispiacere che si prova ad incontrare l’ipotesi che una tale criminale volontà possa essere stata pensata con mera superficialità discorsiva da parte di chi l’ha proposta; indice e segno che, i limiti espansivi del pensiero uniti al potere decisionale, può obbligare tutta la comunità a sentirsi costantemente in pericolo e in allarme continuo come chi guarda tra le mani di un infante il movimento di un ordigno bellico a cui da un momento all’altro si potrebbe sganciare la spoletta… Signori, se non lo hanno chiesto altri, lo chiedo io, implorandovi, in ginocchio di non commettere delitti urbani di cui la nostra magnifica città ha già empie collezioni da esibire al pubblico. Cercate, con un minimo sforzo, di darvi coraggio e chiedere a qualche buon urbanista (ce ne sono anche larinati sparsi per le città del mondo e della nazione) la traduzione di questa mia lettera se vi riesce difficile comprenderla. Con preghiera di non muovervi incautamente, vostro servitore Antonio PICARIELLO

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