
Scala a chiocciola: Picariello risponde a Carafa
10/07/2009
Caro Michele Carafa, ho letto il pezzo che mi hai inviato riguardo le tue riflessioni sul comportamento che dovrebbe avere un’amministrazione seria per risolvere il problema scala a chiocciola adiacente le mura storiche della città antica.
Credo non si dovrebbe aggiungere altro a quanto consigli intelligentemente con la visione elettiva dell’artista, ma forse andrebbero anche chiarite alcuni fondamentali valori che per civiltà dovrebbero appartenere alla conoscenza dei professionisti che operano nelle varietà disciplinari cui hanno scelto di appartenere. Un notaio per esempio avrà addomesticato il proprio cervello nelle scuderie della giurisprudenza, così come avranno fatto avvocati, giudici e tanti altri laureati alle facoltà universitarie offerte dal sistema italiano. Così vale per la fiumana di architetti che correlano il nostro patrimonio urbanistico e la forma di vita ambientale che ci tocca ingerire e purtroppo anche difendere per appartenenza simbolica alla comunità che, in alcuni casi, è vera varichina scaduta non buona neanche per il suicidio della rogna. Così gli artisti delle accademie e anche i critici nelle proprie facoltà universitarie che dopo Bologna hanno proliferato un po’ da per tutto in Italia. Credo perciò che il problema non sia riferito alla forma adottata da un architetto per realizzare un criterio architettonico, bensì sia la mentalità assurda innescata da un post-modernismo approdato in Molise dopo aver tumorato con esplosiva metastasi, altre regioni “innocenti”. Qui da noi ha trovato un vero parco giochi per la propaganda della sua natura diabolica e credo il bravo Sgarbi lo abbia detto molto bene nel suo libro di qualche anno fa “Un paese sfigurato. Viaggio attraverso gli scempi d’Italia”, sulle stragi ambientali compiuti in Italia ai danni del nostro patrimonio artistico e architettonico. Un buon pamphlet che racconta buona parte degli interventi sbagliati, mal concepiti e peggio realizzati dal Nord al Sud d’Italia. Guarda caso le immagini che si presentano nel testo molte sono rappresentazioni di Termoli.
A sgarbi la chiocciola di cemento non è piaciuta, a me personalmente la scala a chiocciola sia per il bel nome che la designa, (scala e chiocciola, una sorta di invito a sentire la fortuna emanata dalla cornucopia attaccata alle mura della città in segno di auspicio per il marittimo che arriva dall’orizzonte verso le accoglienti pietre della città) sia per il coraggio avuto dall’architetto progettista di sfidare ogni occlusa maniera imposta dal tradizionalismo progettuale, a me personalmente non dispiace. Si tratta semplicemente di renderla oltre la forma fisica( discutibile sotto tutti gli aspetti), opera critica, in sintesi si tratta di applicare al “comarismo pettegolo” delle opinioni la scientificità dell’estetica. Se non è questa funzione della disciplina mi sai dire allora qual è? Il fatto grave è che i professionisti di qui sono molto bamboccioni quando trapassano alle scienze politiche e disperdono il loro sapere conquistato con il sangue a servizio di Università partenopee, emiliane,laziali, toscane, piemontesi, lombarde, umbre, marchigiane ecc. ecc. Qui, una volta entrati in politica questi dispensatori del sapere diventano impauriti e non sanno più conservare l’onore e il giuramento offerto alla loro disciplina. I medici? senti parlare qualcuno di medicina? Ma questo è altro discorso fuorviante. Tu nella veste di scultore che ha perfino ideato una forma artistica per contenere le reliquie di Padre Pio, osi lanciare un allarme di questo tipo? Sacrilego sei direbbero in Sardegna. Una scala a chiocciola che potrebbe essere un ottimo principio di gara di idee per la giovane e antica qualità creativa degli artisti, conviene abbatterla perché solo così si avranno altri denari, appalti e costruttori da rimettere in vita. Un obbrobrio architettonico chiama l’altro, non lo sai? È la leggere del commendatore fracchia. Mica pensare alla ceramica, a Faenza, a Murano che in qualche modo rappresenta la cultura Adriatica, al rivestimento mosaicato di cui la pavimentazione della Chiesa madre di Termoli e l’entroterra molisano è espressione tipica, così si rischierebbe di creare un criterio diffuso della qualità traslabile al turismo e qui caro Michele la qualità non porta denari, in controcanto appanna i luminari un tempo emigranti delle università italiane. Capisci ame? D’altra parte la tua scultura alle porte del paese vecchio non è forse oggetto di decapitazione ripetuta? Si ha desiderio inconscio di un patibolo e vedrai prima o poi arriverà…
Antonio Picariello
(Pubblicato il 10/07/2009)

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