02 Set 2009 @ 8:57 PM 

 

Quando dismisero il carcere di Larino per trasferirlo nell’attuale sede di Monte arcano, il contesto nazionale  era affollato dalla filosofia riformattante di Antonio Di Pietro allora giudice di origini molisane impegnato nella pulizia della corruttela italiana. È  il periodo che passerà alla storia con il nomignolo di “manipulite”.  Fu un esempio di rivoluzione italiana che mai ha avuto nel suo curriculum vitae, tranne gli scarsi episodi del 1848, come racconta Luigi Morandi, una forma rivoluzionaria vera come la Francia del 1789 in cui la riforma delle leggi provinciali e locali fu incorporata nel Codice napoleonico del 1804, e che rispecchiava molti principi introdotti dalla rivoluzione quale l’ uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, la  regolarità processuale e il diritto alla difesa che condensano i principi di "Liberté, Egalité, Fraternité", divenuti in seguito vessilli per le riforme liberali in Francia e in Europa nel XIX secolo e che sono ancora oggi i fondamenti della democrazia come la intende la civiltà della modernità. L’Italia non ha avuto una rivoluzione come quella americana basata sul concetto di territorio coloniale, e neanche una  rivoluzione come quella russa del febbraio 1917 anticipata dai  moti del 1905. Insomma all’Italia manca qualcosa per riempire il mosaico che la storia scuce e ricuce secondo il contesto generazionale dei viventi. È chiaro però che se all’Italia sono mancate le rivoluzioni espresse con la violenza e la lotta fratricida, il che poi non è neanche tanto vero, basta leggersi il magnifico testo di  Angelo Del Boca "Italiani, brava gente"?,  per capire di che razza siamo fatti,  non è mancante di altre forme rivoluzionarie come quella industriale di cui  viviamo le applicazioni sostanziali adesso; la rivoluzione informatica esemplarmente anticipata da Tomas Maldonado con “Reale Virtuale”, e  la rivoluzione dei nuovi modelli e strumenti per comunicare. La rivoluzione telematica sostenuta dai  telefonini isola persone nel principio di anticollettività e soprattutto la rivoluzione madre detta "Rivoluzione Scientifica" partita nella trasformazione concettuale che si verificò nel Seicento dall’ anno della pubblicazione del "De Revolutionibus Orbium Celestium" di Niccolò Copernico con l’aggiunta della pubblicazione dei "Philosophiae naturalis principia mathematica"di Isaac Newton. È nel Seicento europeo che nasce la vera rivoluzione a modello di un nuovo tipo di sapere chiamato Scienza e che  caratterizza l’evoluzione della specie e le forme belliche applicate agli episodi storici delle rivoluzioni mondiali. Detto questo ritorniamo al carcere di Larino trasferito istituzionalmente e nella funzione in altro luogo ma conservato nell’edificio e nella storia di questo complesso architettonico attualmente sede dell’ IMAM. Le rivoluzioni avvengono perché il contesto sociale richiede apprezzamento e devota fiducia verso la promozione di nuove idee creative applicabili al miglioramento della condizione di benessere sia esso sociale che mentale. In questo caso l’idea che avevo proposto alla comunità e alle allora forme amministrative, era di trasformare l’ex carcere in un albergo che avesse e conservasse tutte le caratteristiche del luogo penitenziale; le camere con le brande e i tavolacci, le mura con le scritte che poi sarebbero state gli anticipi dei Graffiti art e  murales art intrisi di verità archetipa che nessuna forma interpretativa dell’arte avrebbe potuto mai sostituire. La luce vissuta dei penitenti, l’atmosfera e gli odori profusi dall’ambiente. Si trattava di un progetto rivoluzionario a costo zero che avrebbe dato vigore alla condizione italiana che per buona parte sperimentava, attraverso il giudice di Pietro, questa inconfessabile condizione di vita. Il costo delle camere sarebbe stato altissimo. E il servizio adeguato alle condizioni vissute dai reclusi con qualche privilegio dato dalla genuinità degli alimenti esclusivamente acquistati dalla produzione agricola locale e selezionati nella qualità. I cuochi sarebbero stati scelti tra i migliori della scuola alberghiera molisana. Ripeto il tutto a costo zero. Ma allora chi aveva compito decisionale non era avvezzo alla creatività progettuale, i conservatori dello status fanno parte di quella fascia umana che inibisce il progresso e il cambiamento nonostante a barlume di naso una mera applicazione del cambiamento porti a risvolti di benessere impensabili per chi non ha esplorazioni di geografie mentali oltre che fisiche. Oggi si legge questo, a distanza di quasi un ventennio: Dopo aver lanciato l’idea degli alberghi ricavati sui mezzi di trasporto, il leader delle vacanze low cost offre un’altra destinazione insolita. Gli antri oscuri e minacciosi delle galere diventano confortevoli camere, conservando però quell’atmosfera un po’ da film che rende senza dubbio il soggiorno speciale.  

L’Hostel Celica a Lubiana è una vecchia prigione recuperata, dove gli ospiti possono scegliere di alloggiare nei dormitori, negli appartamenti o un una delle venti celle con grate alle finestre, restaurate in maniera originale da diversi artisti. Camerate da 24 euro a persona.  

Il Långholmen Youth Hostel a Stoccolma è una prigione dalla posizione invidiabile, ristrutturata nel 2008 e con stanze da 2 a 4 letti, a pochi passi dalla spiaggia e dalle attrazioni della vita notturna. Fino agli anni ’70 era un’isola-prigione, ora è un’oasi bohémienne, verdissima e splendida. Nel diciottesimo secolo era un carcere femminile, poi nel 1875 divenne la più grande prigione di Svezia. La Prigione è stata usata come ambientazione di una delle più famose commedie svedesi “Release the Prisoner’s – It’s Spring!” E qualcuno dice che il regista ha realizzato in pieno il film: proprio nello stesso anno il carcere è stato chiuso! Camere private a partire da 52 euro a notte, camerate da 21 euro a persona. A voi il giudizio. Antonio Picariello

 

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 02 Set 2009 @ 08:57 PM

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