30 Giu 2010 @ 7:07 PM 

La progettualità impiega due fattori sostanziali per poter prendere consistenza e produrre funzionalità ed efficienza: la qualità delle idee addette all’attivazione delle procedure, e la coesione delle forze che incarnano le potenzialità dei concetti intesi come luogo e tempo preposti alla messa in vita del progetto. Questi elementi producono la sostanza per poter realizzare il corpo delle idee e concretizzare, attraverso la capacità di sintesi, (esperienza e maestranza dell’immaginazione), il piacere di rendere attivo il significato delle idee e dare vita al senso creativo e organico della progettualità. La parola progetto, dunque, coinvolge la conoscenza compiuta di tutti quegli elementi che singolarmente contengono una propria intensità vitale che la “potenza” del progettista dovrà trasformare in atti da condividere per un unico corpo organizzato che si muoverà respirando il sistema creato dall’idea progettuale. Dietro ogni progettualità, dunque, respira la simbologia michelangiolesca dell’immagine divina che si converte alla forma umana.
Normalmente si crede “ i progettisti” siano quella parte dell’umanità votiva alla tecnica; architetti, ingegneri e similari. Effettivamente le nostre abitudini ottocentesche sfatate in larga parte dalla dirompenza indocile del ‘900 sono legate per automatismo a questa anacronistica associazione referenziale. La verità reale del XXI secolo promuove però attente riflessioni che hanno come sostanza quella figura creativa che ricade nella qualità dell’uomo amministrativo, del politico e del decisore che hanno facoltà di modellare le sorti della città e dell’ambiente attraverso la formula dispensatrice di giuste progettualità indicate dal beneficio della comunità e dei luoghi.
Nulla di nuovo dunque, visto la dirigenza della città è motivo antichissimo ed è proprio la città il cuore pulsante nelle vite delle generazioni che l’hanno abitata e la abitano. La città pensata, progettata, costruita, manutenuta e infine vissuta come il più grande bene che la vita stessa possa offrire, superiore, per certi versi, a quella determinante dei genitori. Amare la propria città significa avere identità e continuazione nel lungo eterno processo segnato dalla forza comune dell’identità e dall’ appartenenza ad un sistema culturale sicuro condiviso collettivamente. Ecco allora la potenza della progettualità divenire potenza di appartenenza che non separa le famiglie dal segreto della bellezza offerto dalla vita comune della città. Appartenenza costruita attraverso le attività umane sul passaggio delle generazioni. Su questo principio la città e la sua bellezza diventano, nella coscienza collettiva, forma di preghiera; orazione del comportamento quotidiano espresso dagli atti del pensare e del fare rivolti alle divinità dei luoghi in segno di richiesta di grazia comunitaria. Questa grazia a Larino è sempre stata potenzialmente attiva negli uomini e nelle donne che la abitano, la vivono e che inneggiano alla buona sorte della propria città. Lo testimonia la qualità architettonica delle ville e dei palazzi su cui primeggia la nuova presenza pubblica del Parco Archeologico di Villa Zappone. Il successo dell’ouverture deciso dall’Amministrazione di Larino e condiviso dalla direzione regionale dei Beni Culturali e dal Rettore dell’Università del Molise, raccoglie il contenuto storico della bellezza. La città riconquista la saggezza di uomini e progettisti del passato che conoscevano il valore e la dignità della bellezza quale costruttrice di coscienze salubri con le quali avrebbero potuto avvicinare l’interesse delle divinità che vivono silenziose nelle cellule sensibili delle percezioni. Questi uomini e queste donne sapevano bene che attraverso la sensibilità avrebbero potuto elevare lo stato terrestre verso i segreti celesti dell’amore. E se una villa, un giardino ottocentesco esprime oltre la bellezza contestuale al suo tempo anche il recupero immisurabile della bellezza delle città imperiali romane incarnate dalle terme e dai mosaici combinati al cromatismo segreto della botanica si comprende quanto accumulo della progettualità grandiosa sfoga passione nel cuore generazionale nel nostro tempo. Sfoga nel Parco Archeologico di Villa Zappone patrimonio prezioso della città e della sua gente. Ecco la grazia scendere negli occhi e nei polmoni della città e sommessamente riportare nell’anima dei suoi abitanti il gusto del benessere. Si vedono madri al mattino presto con i loro bambini; qualcuna abbraccia il dono dalla carrozzina lo poggia sul piano del giardino e gli fa muovere i primi passi nello spazio sano e bello del parco. Il bambino sorride, muove le gambe verso il più importante obiettivo della sua vita. Apprende a camminare. La scena è magnifica. Ecco la prima generazione che difenderà con tutto il cuore e l’anima la bellezza che l’ ha svezzata e che per diritto d’amore le appartiene. Si ascolta il canto della grazia. La vita bella ricomincia per tutti… A.P.

log villa zappone COMPLETO1

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 30 Giu 2010 @ 07:07 PM

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