20 Mar 2007 @ 1:51 PM 


Montenero di Bisaccia. E’ uno dei più importanti monumenti storici della regione e rischia di crollare da un momento all’altro. Adesso però c’è una soluzione per la vecchia torre di Montebello di Montenero di Bisaccia, costruita nel XVI secolo per avvistare i nemici che arrivavano dal mare e oggi abbandonata a se stessa.
Stanno per arrivare i soldi che la salveranno, 750mila euro che il Governo ha preventivato di spendere, perché la ristrutturazione della torre di Montebello è stata inserita nel piano di recupero delle opere di interesse storico e artistico varato da Francecso Rutelli ministro ai beni culturali.

Antonino DAntonioCapogruppo consiliare dellItalia dei Valori al Comune di Montenero di Bisaccia LETTERA APERTA SUL DEGRADO DELLA TORRE DI MONTEBELLO
Montenero di Bisaccia 2 giugno 2006 AllOn. e ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietroed agli organi di stampa
Ill.mo On. e ministro Antonio Di Pietro,con la presente intendo segnalarle lo stato di abbandono della torre di Montebello, sita in territorio di Montenero di Bisaccia a due km dal mare su un panorama unico. Credo sia opportuno farle conoscere non solo labbandono strutturale, poiché il reperto storico risalente al XVI secolo è pericolante da venti anni circa, ma anche e soprattutto quello istituzionale.Proprietaria della torre è ancora la Regione Molise, attraverso la sua controllata Arsiam (ex Ersam, Ente per lo sviluppo agricolo). A tuttoggi il governo regionale non provvede a mettere in sicurezza il bene e, tanto meno, a cederlo al Comune di Montenero, come ormai richiesto dal lontano 1998. Obiettivo dellAmministrazione comunale era ed è restaurare la fortificazione per destinarla ad uso turistico e culturale.Ma la Regione Molise non ha mai deliberato in merito al trasferimento dei beni al Comune, nonostante lArsiam abbia autorizzato fin dal 2002 tale operazione. Dal 1998 ad oggi, il Comune di Montenero più volte ha perso finanziamenti finalizzati alla ristrutturazione della torre e dei casolari adiacenti a causa della non disponibilità dei beni. E in corso una richiesta di finanziamenti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per lintervento di ristrutturazione della Torre, ai sensi del D.P.R. n. 76/98 che al momento non ha nessuna possibilità di essere accolta sempre per la mancata disponibilità di essa.Evidentemente la risorsa esula dai pensieri della nostra Regione, compreso un consigliere di Montenero che lei ben conosce -, il quale nelle ultime campagne elettorali si è vantato di aver impedito la cessione della torre.Eppure è sotto gli occhi di tutti, basta guardare le foto allegate, che non cè tempo da perdere. La torre può crollare da un momento allaltro, e non serve descrivere quale perdita storica, culturale e turistica ci sarebbe non solo per Montenero, ma per tutta la regione.Chiediamo a lei, Onorevole Di Pietro, un impegno affinché si esca da questa incomprensibile situazione di stallo e si diano risposte ai cittadini, i quali siamo certi non perdonerebbero alle istituzioni, Regione Molise in testa, la perdita della torre di Montebello. Antonino DAntonioCapogruppo consiliare dellIdv al Comune di Montenero di Bisaccia

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 20 Mar 2007 @ 01:51 PM

EmailPermalinkCommenti (0)
Tags
Tag: , , , , , , ,
Categorie: Senza categoria
 24 Nov 2006 @ 12:54 PM 


Chi di noi, addormentandosi, non ha mai sognato di risvegliarsi ricco? Forse tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo avuto l?esperienza illusoria di essere stati scelti dalle divinità plutoniche o eletti alle grazie degli gnomi che durante l?incoscienza notturna, avessero riempito il nostro frigorifero di oro brillante. Ma addormentarsi tranquilli , con i tempi che corrono, è già sicuramente, possedere, una buona ricchezza non trascurabile. È una grande copiosità dell?illusione che viaggia su onde di frequenza inaccessibili ai contatti della veglia. Comunque, anche questo, è un bel mondo parallelo e fluttuante quanto quello della realtà giornaliera. Ma, a parlare di sogni, inevitabilmente si entra nel campo minato degli addetti ai lavori. Si va a sfiorare il delicato universo della psicanalisi e delle teorie che la correlano. Bisogna, in ogni modo, ammetterlo; esiste un esercito domestico di psicoanalisti improvvisati che, sebbene privi di allenamento e di esperienze pratiche, oltre che della mancanza di una certificazione universitaria, istintivamente, per autoelezione, (forse perché convinti che possedere una psiche conferisce automaticamente a chiunque la possibilità di conoscere la disciplina e l?uso), si proclama categoria spontanea della cura. Questi psicanalisti da passeggio pomeridiano, al pari dei demoni del deserto, quando incontra un ?cliente indebolito?, di solito un amico/a nello stato di confusione amorosa, per ?scatenamento riflesso? si riveste del ruolo e del compito dell?analista professionale. A volte succedono grossi guai, altre volte avviene che, dopo un faticoso tirocinio di prove e di riscontri, entrambi, lo psicanalista domestico e il paziente reale, decidano di andare a confessarsi da un esperto curatore del settore. Ma accade anche, in non pochi casi, che il professionista, con tanto di certificazione e di parcella professionale, possa decidere di trasformarsi in paziente pagato e lasciare ai reali clienti il compito di sperimentare la fatica della professione. È un po? quello che capita sovente nel campo dell?espressività delle arti visive. Molti, moltissimi artisti autodidatta, proprio per mancanza di conoscenza dei processi formativi e dei fenomeni complessi correlati al sapere dell?arte, si autoconvincono, per peccato originale, di essere nucleo compiuto di tutto questo incredibile, difficile e indefinibile mondo della cultura e del sapere. Non altrettanto avviene, invece, nel campo musicale dove vige fondamentale il rapporto con lo strumento e che da solo, (lo strumento), per autocoscienza applicata, consiglia al provetto artista di lasciare perdere e di impegnarsi nello studio partendo dall? alfabetizzazione. Ecco come, in qualche modo, il racconto perturbante che ci cataloga tutti, o la maggior parte di noi, nella sezione sociale dei ?nuovi qualunquisti?, in fin dei conti, non si rivela altro che il nostro desiderio di riconoscersi in carne deambulante avviata, per ignavia, sulle scie del pifferaio magico in cammino verso lo strapiombo futuro. Forse questa visione narrativa risponde al magnifico articolo di Giuseppe Saluppo, apparso qualche giorno fa sulle pagine di questo giornale, che definisce, con calibro e precisione, il dubbio sociologico sull?attualità del nostro stato mentale che ci riflette tutti nel qualunquismo di massa e in una nuova paradossale forma corporativa che per rimando alla propria immagine di carne deambulante, elegge a proprio caporalato direttivo, altro qualunquismo professionale costruito sul modello degli psicanalisti della domenica ( soggettiva interpretazione). Articolo che allarma e apre sostanziali riflessioni e che ci dice, effettivamente, le condizioni in cui siamo immersi, tutti, nessuno escluso, in questo nostro perduto esistenziale momento storico. Questo quadro, traslato nell? iconografia artistica, confermerebbe il passaggio avvenuto in questi ultimi anni, tra l?immagine emblematica del ?Grido? di Edvard Munch, emblema della solitudine e della disperazione, all?attuale quadro di Hieronymus Bosch, ?La cura della follia?, in cui si descrive, (e la dice lunga l?anno della realizzazione avvenuta nella seconda metà del ?400), la bella condizione in cui versiamo, ovvero, pazzi che curano altri pazzi in una sequenza infinita di rimandi mediatici e millantazioni indulgenti alla cura, che non avverrà mai, visto il vizio meccanico che muove il sistema. Siamo altrimenti, un esercito demografico a formula esponenziale, di improvvisatori della domenica avviati verso ?il futuro?. Qui, in campo psichico, più che di Sgmund Freud, forse, bisognerebbe ricontestualizzare e rinvigorire Sandor Ferenczi che a suo tempo anticipò, con non poche condanne da parte del gruppo riconosciuto e referenziato, le funzioni costruttive delle nostre immagini mentali libere, delle nostre costruzioni cinematografiche della dimensione onirica. E in fin dei conti, anche l?arte, in qualche modo, è stata per tutto il secolo passato e per buona parte di quello precedente, la capacità tecnica e la ricerca dello strumento linguistico migliore per poter trasmutare, come Cristo il proprio corpo in simbolo, la ricchezza magica dei sogni in tranquilla vita reale, pratica e percettiva. In breve si tratta, in lunga scala visionaria, di saper trasformare i desideri visivi dell?immaginario onirico, in materia percepibile dai sensi. Si tratta, per restare nel tema, di trasformare il qualunquismo spontaneo immagazzinato inconsciamente dall?immaterialità del sogno sociale, in corpo tattile. C?è necessità di definizioni e di certezze. Non è cosa facile. Non è impresa da tutti, anche perché definire l?indefinibile, dare forma all?attuale modello sociologico, implica la capacità di saper essere profetici, santi e vincitori di lotto. Per esempio, rinoleggiando per comodità Ferenczi e restando, profanandolo volutamente, il campo della psicanalisi, si vede subito dal ?Diario clinico? libro in cui Ferenczi lascia il suo testamento spirituale, il nucleo del nostro problema sociale. Il modello paziente e analista ci ritorna in formula necessaria ad assolvere ogni nostra preoccupazione. Si tratta, in sintesi, della valorizzazione dei rapporti tra individuo e individuo e alla necessità di ?amore e attenzione? venuta a mancare nelle nostre società, dall?avvento dei palinsesti delle televisioni a carattere mercantile. ?Nonostante il disconoscimento ufficiale di allora, oggi sappiamo che la psicoanalisi ha ripreso una grande quantità di idee che Ferenczi, magari in modo anche confuso e ingenuo, formulò per primo.
Elasticità è parola chiave che egli usa spesso per connotare una seduta analitica. Con questa parola si intende un misto di autorevolezza, disponibilità a mettersi in gioco, immedesimazione, compassione e rispetto per le emozioni e pensieri del paziente. Il tutto all’insegna della responsabilità dell’analista: “riconoscimento ed elaborazione della propria influenza e delle proprie funzioni nel processo psicoanalitico “. non è forse questo il problema generale che avvolge ogni settore,sociale?, dagli ospedali agli uffici amministrativi, dalla scuola alle organizzazioni di massa degli spettacoli e dello sport. Manca il rapporto con l?altro, manca l?umanità necessaria. Ferenczi si “mescola” col paziente, senza timori o remore, e accoglie molto di più degli analisti dell’epoca. Una modalità che oggi, al di là delle singole scuole, è ormai ampiamente riconosciuta e utilizzata, ma che allora era rivoluzionaria. Il problema per Ferenczi era la sua solitudine professionale concreta e teorica, che spesso gli precluse la possibilità di assimilare, sostenere ed elaborare le sue intuizioni. Per esempio, vengono denunciate le possibili imposizioni, magari in modo inconscio, di ideali e valori dell’analista al paziente, nell’ambito di una relazione in cui il transfert gioca un ruolo fondamentale. Il rischio, sempre in agguato, è quello di una “identificazione acritica e mimetica”, che può avvenire tanto nei bambini verso figure adulte, quanto negli analizzati verso l’analista. “In psicoanalisi non si può convincere qualcuno, ma solo convincere se stessi”, “paziente e analista non possono raggiungere un vero convincimento attraverso la sola cognizione logica, ma occorre aver vissuto affettivamente le cose, averle provate nel proprio corpo”. Ecco, questo è ciò che manca alle attuali qualunquiste società di massa. Manca l?attenzione per l?altro, essenza fondamentale per ogni disciplina e a maggior ragione per l?arte. Chi apprende la saggezza del senso esistenziale diventa ricco, molto ricco pur navigando con il biglietto d?autobus, il torpedone mussoliniano, o nutrendosi nei bar, il caffè, dello stesso tramontato statista. La lingua è salute, meglio curarla con i cibi nostrani di cui ne sappiamo la provenienza e l?origine. Il cibo, infatti, è stato tema di questa rubrica, a più riprese; la filosofia essenziale espressa da Carlo Galimberti per la buona sessualità ne è un esempio. Ma quando il nostrano incontra il globale e ne diventa parte cosa succede?. Forse è questa la domanda che bisognerebbe, porsi senza paure e patimenti ogni mattina, appena svegli, dopo aver cancellato, naturalmente, la firma sotto l?assegno bancario che destinava tutti i nostri averi, conquistati con le armi del desiderio durante il sonno, per i fortunati fantasmi del mondo inapparente. Forse, per sillogismo donchisciottesco, questi esseri del mondo virtuale, in qualche modo dovrebbero pur esistere nella loro informale esistenza di ombre oniriche. Imparando dall?infanzia e dalla realtà primaria che non fanno distinzione tra efficacia reale e immaginata, e riconducendoci ad un sistema in uso medioevale, bisognerebbe, per intesa universale, ammettere che questi fantasmi sono tuttora scolpiti sulle facciate delle cattedrali gotiche e nella memoria degli anziani che attendono un altrove migliore, che ogni giorno ci guardano mentre attraversiamo le strade della città con le nostre ombre silenziose e i desideri onirici appartato nel nostro inconscio collettivo. Ogni tanto varrebbe la pena alzare lo sguardo e salutarli amichevolmente con una canzone d?amore, questi fantasmi fatti di pietre o di marmo e antico, mentre il nostro confidenziale qualunquismo attraversa sulle strisce pedonali per seguire il pifferaio magico che se la ride.

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 24 Nov 2006 @ 12:54 PM

EmailPermalinkCommenti (0)
Tags
Tag: , , ,
Categorie: Senza categoria
 18 Giu 2006 @ 11:11 PM 


si sa che prima di pensare qualcosa il pensiero è preesistente alla presa di coscienza della sua esistenza, un po’ come la nascita di un essere, prima di esserci non c’è, ma comunque, in qualche modo, c’è già. è la consapevolezza di essere qualcosa che esiste oltre la nostra volontà di farla esistere, la bellezza di vivere…

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 18 Giu 2006 @ 11:11 PM

EmailPermalinkCommenti (1)
Tags
Tag: , , , , , ,
Categorie: Senza categoria
 15 Giu 2006 @ 9:28 PM 


Dopo nove giorni di indagini gli inquirenti tendono ad escludere la pista del delitto o della disgrazia. Una nuova ipotesi prende invece piede. Francesco e Salvatore, i due fratellini di 13 e 11 anni scomparsi lo scorso 5 giugno a Gravina in Puglia, in provincia di Bari, potrebbero esser stati rapiti o comunque potrebbero essersi allontanati da casa assieme a un adulto. Gli inquirenti non escludono tuttavia altre possibili piste. In particolare, fonti non ufficiali sostengono che i bambini sarebbero vivi e nascosti dalla madre in una masseria nelle campagne di Santeramo in Colle.
L’unica certezza per il momento risulta tuttavia il fatto che Rosa Carlucci, la madre dei due fratellini, è stata condotta al Commissariato della cittadina pugliese da un’auto civetta della Polizia. Nei giorni scorsi, solitamente, era la donna che si recava in Commissariato da Santeramo in Colle, dove risiede, accompagnata dal convivente. Nel commissariato di Gravina è arrivato anche Carlo Bui dell’Unità Analisi Crimine Violento (Uacv) della Polizia di Stato di Roma. Poco dopo è giunto anche il capo della Squadra mobile della Questura, Luigi Liguori e il pm Antonino Lupo. La donna è stata interrogata dal pm per sei ore e mezzo. Ascoltati anche il suo conviente sessantenne, la nonna e una zia paterna dei ragazzini. Ascoltato nella notte il padre di Francesco e Salvatore. Nel registro degli indagati non è stato iscritto nessun nome. Il pm Antonino Lupo ha voluto sottolineare questo particolare: “Non c’è nessun fermo”.
Sull’esito dell’interrogatorio è buio fitto. Si sa solo che sono stati ascoltati come testimoni, quindi non sono assistiti da un avvocato perché nei loro confronti non vengono al momento formalmente ipotizzati reati. Proprio di ipotesi di reato ha parlato per la prima volta il procuratore reggente del Tribunale di Bari, Giuseppe Carabba, rompendo la consegna del silenzio.

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 15 Giu 2006 @ 09:28 PM

EmailPermalinkCommenti (0)
Tags
Tag: , , , ,
Categorie: Senza categoria
 07 Giu 2006 @ 9:57 PM 


L?analisi del voto sembra non essere materia del sindaco Anacoreta che con respiro rantoloso cerca di dare una giustificazione della disfatta a cui ha portato il suo partito nelle competizioni provinciali appena svolte. Se fosse un osservatore un po? più attento si sarebbe reso conto che i voti riportati dalle due coalizioni di centrosinistra e centrodestra sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto alle precedenti amministrative, e che i cittadini di Larino hanno voluto premiare l?impegno di Rainone e dei Socialisti del Molise giudicando scadente l?operato del primo cittadino. Evidentemente il ?sistema Anacoreta? che, come altri in questi tempi, comincia a venire alla luce, è stato giudicato negativamente dai Larinesi preferendo l?impegno politico e l?onestà di Rainone e dei Socialisti del Molise. L?inqualificabile tentativo di Anacoreta di delegittimare la volontà popolare denota la sua totale mancanza di rispetto della volontà dei cittadini di Larino che hanno individuato in altri i propri rappresentanti. Le ?voci insistenti? che il sindaco sente in giro su ?accordi? e future ?liste civiche?sono in realtà echi lontani sempre presenti che cantano il suo ?de profundis?. Alla luce delle sue esternazioni siamo noi Socialisti del Molise che chiediamo se il sindaco Anacoreta fa parte del centrosinistra visto che con il suo comportamento irresponsabile durante tutto il suo mandato ha screditato non solo la comunità larinese ma tutto il centrosinistra molisano rischiando di creare un danno elettorale all?intera coalizione. Preghiamo, infine, il Sindaco Anacoreta di fare attenzione a parlare così spavaldamente di onestà che è una preziosa virtù di pochi.
Il Segretario Cittadino Luigi Berchicci

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 07 Giu 2006 @ 09:57 PM

EmailPermalinkCommenti (0)
Tags
 30 Mag 2006 @ 2:12 PM 


Una lezione speciale per i ragazzi del liceo classico e artistico: ieri mattina Sono entrate nella camera da letto dell?abitazione di una signora che vive da sola che è arrivata davanti alla scuola con una luccicante Lamborghini, insieme all?ingegnere termolese Luciano De Oto, ex studente del “Perrotta” e responsabile della linea di produzione della prestigiosa griffe automobilistica. L?esperto ha spiegato: «Ho contattato più volte la Asl, ma non mi ha risposto nessuno, ho dovuto chiudere a chiave la porta della stanza. Gli operatori sono arrivati solo il giorno dopo e con un po? di stucco hanno sigillato il buco della parete. Gli altri vicini di casa mi hanno dato una mano». Sono due mesi che va avanti questa storia, ma nessuno interviene per dire come si realizza una vettura di serie; i costi, i tempi, le tipologie di lavoro. Ha ripercorso la storia della Lamborghini e illustrato le caratteristiche tecniche di un esemplare di lusso, che ha catturato l?attenzione delle due suore entrate nella camera da letto dell?abitazione di una signora che vive da sola, al terzo piano di una palazzina.

Scritto da: Blog Admin
Ultima modifica: 30 Mag 2006 @ 02:12 PM

EmailPermalinkCommenti (0)
Tags
Tag: , , ,
Categorie: Auto

 Successivi 50 articoli
Cambia tema...
  • Utenti » 42757
  • Articoli/Pagine » 307
  • Commenti » 55
Cambia tema...
  • VoidVoid « Template standard
  • VitaVita
  • TerraTerra
  • VentoVento
  • AcquaAcqua
  • FuocoFuoco
  • LeggeroLeggero

Info



    Nessuna sottopagina.

Fotoalbum



    Nessuna sottopagina.